30 Luglio 2005

Il petrolio riaccende l`inflazione



ROMA – Quello che doveva accadere, è accaduto. L`onda del caro-petrolio si è abbattuta, come un piccolo tsunami, sull`indice dei prezzi. L`inflazione in luglio fa un balzo in avanti: l`aumento mese su mese è dello 0,4%. Quello annuale sale al 2,1% contro l`1,8% cui era attestato a giugno. Il risultato non è tutto a carico del costi energetici. L`indice segnerebbe rialzo in ogni caso (in controtendenza nel paniere sono però gli alimentari: meno 0,2% annuo e 0,4% mensile. E le grandi associazioni agricole sottolineano ovviamente il dato). Ma, con la benzina più cara del 3,5% in trenta giorni, fa testo la stima dell`Isae: oltre la metà della crescita mensile (cioè lo 0,21%) di luglio è dovuta – spiega l`Istituto – in modo diretto o indiretto ai rincari del greggio. L`indicatore destagionalizzato conferma però un profilo dell`inflazione in accelerazione: nel periodo maggio-luglio il ritmo di crescita dei prezzi “è del 2,6%: il più alto da maggio 2003“. Per l`Isae “grazie al buon andamento del primo semestre, e nell`ipotesi che il petrolio non sia al centro di ulteriori impennate, la crescita dei prezzi a fine anno dovrebbe attestarsi al 2%, due decimi sotto rispetto al 2004“. Nel contempo però “gli indicatori delle aspettative d`inflazione segnalano peggioramento: gli imprenditori “vedono“ fino a inizio autunno una maggior diffusione delle intenzioni al rialzo; e le famiglie si aspettano una dinamica meno moderata dei prezzi“. Non difficile intuire gli effetti di questa atmosfera sui consumi, già fortemente scossi. Per aiutare a capire meglio, può essere utile citare l`elenco degli aumenti più consistenti del mese su una piazza rilevante come quella romana. Svettano i trasporti aerei (+8,9%), poi i pacchetti vacanze tutto compreso (+8,1%), i traghetti (+7%), gli stabilimenti balneari (+4,6%), i tabacchi (+3%), i combustibili liquidi (+2,8%), i carburanti e lubrificanti (+2,8%) e i servizi per la casa (+2%). Tanto petrolio, insomma, ma non solo: c`è anche il peso di aumenti stagionali. Per il governo commenta il ministro Scajola: “Abbiamo – dice – il grande fardello del costo dell`energia, che incide su tutto il sistema economico. Il caro barile pesa sulle imprese, le famiglie, i riscaldamenti, la produzione industriale. E in Italia pesa di più, per i grandi errori sul nucleare“. Per la Cgil, però, il problema maggiore non è, al momento, l`atomo: “I dati Istat – afferma la segreteria del sindacato – comparati con le nostre valutazioni consegnano un forte segnale negativo: le grandi industrie continuano a ridurre l`occupazione; e quelle dei servizi non compensano più, con la loro crescita, la caduta occupazionale dell`industria in senso stretto. La grande impresa è in crisi, e la piccola non sta meglio“. Quanto al Dpef “non ha neanche 24 ore di vita e già i dati reali lo smentiscono sull`infalzione, a dimostrazione di come sia stata approvata una manovra di bilancio fondata su dati falsi“, annota la segretaria confederale Marigia Maulucci. Pessimisti anche i commercianti, più che mai decisi a rifiutare il banco degli imputati: “Per gli aumenti – dice il presidente di Confesercenti, Venturi- si è data la colpa solo all`euro e ai commercianti. Ma la verità è un`altra: un`errata impostazione della nostra politica economica. Altro che “ripresina“. Tutti ci chiediamo a cosa servono gli sforzi delle imprese e i sacrifici dei cittadini se lo Stato, invece di tagliare la spesa pubblica, continua ad agire solo sul piano delle entrate. Quest`aumento brucia ogni potenziale tentativo di ripresa. Eravamo a zero, ora c`è il burrone“. Durissimi, al solito, i consumatori. L`Istat – dicono – è “guarito dal colpo di sole“ e diffonde un dato “più veritiero rispetto ai mesi scorsi, ma ancora lontano dalla realtà, visto che l`inflazione percepita dai cittadini si attesta non sotto il 6-7%“, affermano Codacons, Adusbef, Federconsumatori e Adoc.

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