Il petrolio frena, ma è allarme stangata
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fonte:
- Il Messaggero
I consumatori: per le famiglie 500 euro di esborso in più all?anno
ROMA – Passato l?effetto psicologico della morte di re Fahd d?Arabia, il petrolio ha rallentato la corsa, ripiegando rispetto al record storico di 62,30 dollari al barile, ma viaggiando ancora a livelli assai alti. Ieri a New York, dopo aver aperto a 61,4 dollari, il contratto per le consegne a settembre si è collocato in serata poco sopra quota 61. Anche a Londra il Brent, il greggio di riferimento europeo, è sceso a 59,90 dollari, mentre lunedì sera aveva toccato il picco di 60,98. Sui mercati, comunque, continua a prevalere una grande incertezza, malgrado i messaggi rassicuranti lanciati dai sauditi.
Il governo di Riad all?interno dell?Opec ha sempre interpretato la parte della colomba, in contrasto con i falchi impersonati in questo momento dall?Iran e dal Venezuela. Lo stesso ambasciatore a Washington, principe Turki al-Faisal, è sceso in campo garantendo che obiettivi del regno restano la stabilità delle quotazioni e la regolarità delle consegne, per soddisfare una domanda già molto sostenuta. Tuttavia, il fatto che i successori naturali di Fahd siano tutti di età avanzata getta parecchie ombre sul futuro immediato del principale produttore di greggio ed è scontato che i mercati si preoccupino. Se il Paese che copre il 40% delle vendite mondiali e possiede il 25% delle riserve dovesse davvero dare segni di instabilità, il prezzo del petrolio schizzerebbe immediatamente a livelli stellari, con effetti disastrosi sulle economie occidentali. Così, di fronte a una domanda che non accenna ad arretrare, soprattutto da parte di Usa e Cina, qualche analista prevede ulteriori rialzi. Per Kevin Norrish, della banca d?affari Barclays Capital, tra un mese i 65 dollari al barile potrebbero diventare una triste realtà.
In questo caso, le conseguenze sarebbero particolarmente pesanti per l?Italia, che dispone di poche fonti energetiche alternative. E le associazioni dei consumatori lanciano l?ennesimo allarme: il pericolo di una maxi-stangata da 500 euro l?anno per le famiglie è più che mai concreto. Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori temono che i nuovi record dell?oro nero inneschino «effetti a catena sui prezzi dei prodotti energetici», determinando «una serie di aumenti immediati e a breve termine, a discapito delle famiglie italiane: benzina, gasolio, luce, gas, riscaldamento subiranno pesanti rincari», con un impatto medio da 500 euro. I rappresentanti degli utenti se la prendono con il governo, e in particolare con il ministro delle Attività produttive Scajola, che non hanno preso alcuna misura per salvare i portafogli dei cittadini, mentre 6 milioni di italiani devono rinunciare alle ferie e sono al palo perfino i consumi di alimentari. Se i provvedimenti necessari tarderanno ancora, – minacciano le quattro associazioni – saranno avviate campagne di autoriduzione dei consumi, «e per l?economia nazionale ci sarà poco da sorridere». Una prima risposta arriva da un componente della task-force insediata dal governo contro il caro-bollette: Edgardo Curcio, presidente dell?associazione economisti dell?energia. «Il 6 settembre – annuncia – il comitato riprenderà i lavori, in vista di misure concrete da varare in tempi stretti». Purtroppo, «almeno fino al 2006 i prezzi resteranno sui 60 dollari, poi forse scenderanno un po?».
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