Il petrolio affossa le Borse Benzina ai minimi da 5 anni
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fonte:
- La Stampa
il barile scivola ancora sotto i 30 dollari. i listini europei bruciano 191 miliardi
Gli indici di Borsa ieri sono scivolati in tutto il mondo per colpa del petrolio, tornato sotto i 30 dollari. Ma la buona notizia è che del mini-greggio ne approfittano (per ora) gli automobilisti: la benzina è scesa sotto 1,40 euro al litro, ai minimi dal 2010 e il diesel è sempre più vicino a quota 1 euro. Secondo il Codacons questo non basta ancora: «In Italia i carburanti costano il 20% in più della media europea». Colpa delle troppe tasse, ma anche della lentezza degli adeguamenti dei listini al ribasso del greggio. Sui mercati continua invece a regnare la volatilità, con le Borse in balia del petrolio e dei suoi effetti collaterali: la crisi che si acuisce sempre di più per i Brics, soprattutto per Russia e Brasile. Guardando invece all’ Italia a spingere in basso i listini è anche la debolezza del settore bancario, zavorrato da troppi crediti in sofferenza. L’ agenzia di rating S&P diceva ieri in un report che il piano per ridurre la zavorra, così come si configura, «non è una toccasana». Nel complesso a Piazza Affari l’ indice Ftse Mib ha perso il 3,05% a 17.992 punti, regredendo al dicembre 2013. Nel calo di ieri la Borsa di Milano ha seguito l’ onda di Madrid (-3,14%), Parigi (-2,47%), Londra (-2,28%) e Francoforte (-1,81%). In rosso anche New York: il Dow Jones ha perso l’ 1,79%. L’ indice Stoxx 600 dei listini europei ha perso il 2,05%, cioè 191 miliardi di euro di capitalizzazione. Attenzione: si tratta di perdite potenziali, basta non vendere e aspettare la risalita per recuperare. Va anche notato che quando le Borse vanno giù è facile che si legga «bruciati X miliardi» mentre quando risalgono non si legge che lo stesso numero di miliardi è stato creato in giornata. A pesare sul petrolio è un eccesso di offerta che può protrarsi per mesi, in considerazione di un’ Europa la cui economia cresce poco, di una Cina che rallenta, della recessione che colpisce Russia e Brasile e delle incerte prospettive degli Usa, anche alla luce del rialzo dei tassi (che sottrae dollari a tutto il mondo). Però non è vero che il surplus di petrolio sia strutturale e che il pianeta stia dando l’ addio agli idrocarburi. L’ anno scorso nonostante il rallentamento economico globale i consumi di petrolio sono aumentati, non diminuiti; solo che la produzione è aumentata ancora di più. Sembra tanto, ma la settimana scorsa l’ organizzazione degli esportatori Opec ha fatto questa previsione: nel 2016 i consumi globali cresceranno di altri 1,3 milioni di barili mentre la produzione scenderà di 600 mila barili per tagli dello «shale oil» americano (il greggio alternativo i cui produttori sono in bancarotta con questi prezzi). Se le cose andranno così il surplus di 2 milioni di barili verrà riassorbito, il prezzo del petrolio risalirà e le azioni dei gruppi petroliferi anche. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.
luigi grassia
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