11 Gennaio 2012

Il Pdl: «Sulle liberalizzazioni si inizi dai potentati, i "piccoli" sono vittime sacrificali»   

Il Pdl: «Sulle liberalizzazioni si inizi dai potentati, i "piccoli" sono vittime sacrificali» 
 

 
Ci sono questioni di metodo: ascoltare le parti ed evitare le spettacolarizzazioni in stile Cortina. E ce ne sono di merito: non ci devono essere «vittime sacrificali» e la riforma deve servire davvero al rilancio dell’economia e della crescita. È il doppio avvertimento che il Pdl lancia al governo Monti sul tema delle liberalizzazioni, intorno alle quali – in vista delle decisioni attese per il 20 gennaio – il dibattito è totalmente aperto, con i partiti che rivendicano un ruolo e le categorie interessate tutte sul piede di guerra.
«Partire dai grandi potentati»
La questione ieri è stata al centro di uno dei tavoli tematici del Pdl e venerdì sarà sottoposta da Angelino Alfano a Mario Monti, nell’ambito di un incontro programmato per discutere della "fase 2". Il partito si sta preparando «un documento a partire dai grandi potentati, perché non si può essere forti con i deboli e deboli con i forti», ha spiegato il presidente dei senatori Maurizio Gasparri, chiarendo che il testo «riguarderà l’energia, i trasporti, i servizi pubblici locali, anche in attuazione di norme già vigenti». «Per quanto riguarda le banche – ha aggiunto – vediamo come si potrà andare a sostegno degli utenti, in particolare di quelli che dovranno aprire un conto corrente dopo il divieto di pagamento in contanti delle pensioni sopra i mille euro». L’importante, però, per il Pdl «è agire nel segno dell’equità: quello che ci preme – ha concluso Gasparri – è la crescita, non l’impoverimento di categorie già deboli».
Attenzione ai metodi «stalinisti»
Dunque, il Pdl sottolinea che da parte sua non c’è alcuna chiusura o volontà conservatrice, ma la richiesta di un piano di grandi interventi. «Le liberalizzazioni – è la linea ribadita a via dell’Umiltà – non possono concentrarsi soltanto nell’eliminazione, con metodi stalinisti, delle farmacie, dei tassisti, degli avvocati o degli ordini professionali», perché questo si trasformerebbe solo in un favore ai «grandi gruppi commerciali e industriali, senza apportare alcun valore aggiunto in termini di produttività e posti di lavoro». È una linea opposta a quella del Pd, che se passasse «sposterebbe solo quote di mercato» a vantaggio di soggetti come le catene di parafarmacie, le Coop, i noleggiatori e i grandi studi legali finanziati da Confindustria.
Ascoltare, non spettacolarizzare
C’è poi l’indicazione su come procedere. Osvaldo Napoli suggerisce al governo di «usare un metodo meno spettacolare di quello usato per gli accertamenti fatti a Cortina. Mettere in un unico calderone farmacisti, trasporto locale, notai, servizi locali serve solo a generare confusione e a fare "ammuina"». Il capogruppo alla Camera, Fabrizio Cicchitto, invece, ha sottolineato che «al di là dei contenuti, si deve seguire la stessa metodologia che il governo sta seguendo per la riforma del mercato del lavoro: deve ascoltare le categorie interessate e formarsi un orientamento da precisare definitivamente in un confronto con le forze parlamentari». Anche per questo il Pdl critica la scelta del decreto. «Con un Parlamento che quasi al 90% ha dato fiducia a questo governo, sia pure condizionata, non c’era bisogno di un decreto», ha sottolineato il coordinatore Ignazio La Russa, mentre il presidente della commissione Industria al Senato Cesare Cursi ha auspicato che «il Colle, che è stato sempre attento e puntuale, anche in questo caso controlli fino in fondo se esistono i presupposti di urgenza che la Costituzione richiede per il decreto legge».
Lobby e "sottobraccisti" in Parlamento
E mentre il Pd insiste sulla liberalizzazione delle farmacie e, Pierluigi Bersani in testa, fa sapere che «saremmo stupiti se ci fossero passi indietro sulle liberalizzazioni», pressoché tutte le categorie interessate si mobilitano per difendere le proprie posizioni. Tanto nei "Palazzi" quanto nelle piazze. A Montecitorio e Palazzo Madama in questi giorni c’è un gran traffico di lobbisti, figure che in Italia mancano di una vera istituzionalità. Non a caso è già stato coniato un nomignolo non proprio lusinghiero, soprattutto se paragonato a ciò che avviene all’estero: lì i lobbisti sono titolari di un ruolo certificato e normato da regole e confini severissimi, che fanno della trasparenza la prima garanzia perché la difesa o l’affermazione di interessi legittimi non diventi richiesta o pretesa di "favori". In Italia, invece, li chiamano «sottobraccisti», per il gesto di prendere sotto braccio questo o quel parlamentare e parlargli delle aspettative del proprio gruppo. A essere rappresentata è una vastissima gamma di enti, società, multinazionali, professioni, nuclei di interesse. E c’è anche chi ha fatto i conti dei parlamentari potenzialmente "lobbisti": 133 avvocati, 53 medici, 23 commercialisti, 13 architetti, 20 ingegneri, 4 farmacisti e 4 notai. In linea di massima, equamente distribuiti tra gli schieramenti.
Tassisti sul piede di guerra
A guidare le proteste di piazza, invece, ci sono i tassisti, da sempre capaci di grandi mobilitazioni. Per oggi si attende un’adunata a Bologna, dove inizialmente doveva esserci solo la riunione ristretta di un piccolo gruppo. C’è chi azzarda un pronostico di 500 conducenti, provenienti da ogni parte d’Italia e richiamati dal tam tam passato sul web. L’obiettivo è fare il punto della situazione e dettare le strategie da proporre al governo per la trattativa, nella quale sono in gioco oltre 40mila licenze. «Io mi auguro che non ci sia necessità di scendere in piazza e mi auguro che il governo comprenda che le liberalizzazioni sono quelle da fare nel settore economico, dei grandi gruppi, nei poteri forti», ha detto il sindaco di Roma Gianni Alemanno, ribadendo anche lui che «bisogna intervenire su banche, assicurazioni, realtà petrolifere». «È là che bisogna liberalizzare», ha aggiunto il primo cittadino, che ha proposto «di affidare ai sindaci il compito di regolamentare la realtà dei taxi e del trasporto pubblico locale non di linea, in modo che dei regolamenti precisi si possano fare città per città».
Ma anche gli altri non sono da meno
Ma anche le altre categorie sono pronte a muoversi, dagli edicolanti (che hanno ricordato come lo sciopero previsto per dicembre sia stato solo «sospeso» e non «revocato»), ai farmacisti e parafarmacisti (che si stanno dando battaglia a suon di numeri e statistiche sulle nuove aperture e sui risparmi che sarebbero consentiti da questa o quella scelta del governo), fino a un’associazione di consumatori come il Codacons che invece invita l’esecutivo ad andare avanti a suon di fiducia.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this