6 Novembre 2002

IL PATTO SCELLERATO DELL?AUDITEL

A pochi mesi dall?uscita del mio libro, la credibilità di questo sistema di rilevamento degli ascolti televisivi appare minata agli occhi dell?opinione pubblica, mentre la classe politica si è mobilitata per promuovere indagini alternative, e la stessa Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, presieduta dal professor Enzo Cheli, ha chiesto la riforma dell?Auditel e ha aperto una consultazione pubblica per dare seguito alla legge 249 del luglio ?97 ? inapplicata da 5 anni ?, che assegna alla stessa Autorità la cura diretta dei rilevamenti di ascolto televisivi e la vigilanza su quelli di altre società. Inoltre è stata lanciata una campagna dal titolo “Basta con l?Auditel“, promossa dalle associazioni “Megachip“ e “Articolo 21 liberi di“, con il sostegno diretto della Federazione nazionale della stampa italiana, che per voce del suo segretario generale, Paolo Serventi Longhi, ha proposto una moratoria di 6 mesi del rilevamento Auditel, fermi restando gli impegni contrattuali della pubblicità già stipulati per questo periodo. Sono scese in campo contro l?istituto dell?Auditel anche le associazioni dei consumatori (Adoc, Adusbef, Codacons, Federconsumatori) e molti esponenti del mondo della cultura, dell?università, del sindacato, del giornalismo.

Che dire se non esprimere soddisfazione per l?imminente fine del monopolio di Auditel, una società privata che da 16 anni svolge impropriamente un ruolo pubblico, opponendo il rifiuto di rivelare alle stesse autorità dello Stato la lista delle famiglie-campione?

In verità l?Auditel ha cambiato le regole della comunicazione televisiva, non più pensata per informare, educare, intrattenere, divertire, ma finalizzata a vendere pubblico per il mercato pubblicitario. Questo sistema, nato da un malaugurato “patto“ stretto nell?86 tra i protagonisti della scena televisiva ? la Rai, l?allora Fininvest oggi Mediaset e l?Upa, gli utenti di pubblicità ?, per dare un prezzo agli spot pubblicitari, è diventato il giudice insindacabile dell?intera offerta tv, ingenerando un processo di decadimento della programmazione, con gravi conseguenze sociali, culturali e politiche nella vita democratica. Attraverso i programmi e l?informazione televisiva si veicolano valori e disvalori, stili di vita e tendenze al consumo, scelte di consenso, creando una pericolosa sovrapposizione tra società mediatica e società politica, tanto più grave poiché si fa riferimento al sistema Auditel, inattendibile come tecnica di rilevamento, distorsivo nel modo in cui elabora il dato grezzo, e fuorviante nell?uso che se ne fa nelle redazioni dei programmi e, purtroppo sempre più, dei telegiornali.

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