24 Novembre 2020

Il pasticcio della metro C di Roma ferma per sei dipendenti malati

di Lorenzo d’Albergo roma — Sei malati. Presunti o reali che siano, tanti ne bastano per mandare in tilt la metro C. Ieri mattina la tratta verde dell’underground capitolino è rimasta chiusa dall’alba alle 10.30 e le navette sono state prese d’assalto dai pendolari. Eccoli, mentre in Campidoglio si gridava già allo «sciopero bianco», tutti strizzati sui bus sostitutivi, sfidando il traffico e il coronavirus. Cinque ore di pericolo e passione, perché la linea senza conducente serve la periferia Est della capitale e ogni mattina trasporta fino alla più centrale San Giovanni i pendolari dei Castelli Romani e del VI Municipio. territorio vastissimo: Tor Bella Monaca e dintorni contano tanti abitanti quanti Venezia o Verona. lasciarli a terra, sull’asfalto invece che sui binari, sono stati sei degli otto assistenti di linea necessari a vigilare in presenza su 9 stazioni della tratta e in remoto sulle restanti 13. A cavallo tra domenica e lunedì, tra le 23.30 e le 4.30 hanno dato forfait senza il necessario preavviso. Dopo poche ore, hanno presentato certificati a giustificazione dei propri malanni o quelli dei figli. Documenti su cui Atac, la municipalizzata dei trasporti di Roma, ha aperto un’inchiesta e che anche il Garante degli scioperi vuole esaminare. Nel recente passato, in azienda se ne sono viste di tutti i colori: si va dalle richieste di massa per permessi per donare il sangue ai certificati presentati da diversi impiegati ma firmati sempre dallo stesso medico. La controllata del Campidoglio si è rivolta agli 007 privati di Axerta per fermare la piaga dell’assenteismo ogni giorno in Atac non si presenta al lavoro il 15,5 per cento del personale, mentre i colleghi milanesi di Atm si fermano a quota 7,5 Tornando alla linea C, in un colosso da 11.144 dipendenti, sono bastati sei cartellini non timbrati. In Comune, la giunta grillina pare sicura del boicottaggio. sindacati parlano di impiegati in quarantena. Senznascondere che tra gli assistenti di linea della metro C e l’azienda non corre buon sangue. Gli operatori hanno tre compiti: controllano il traffico dei treni driverless, sono capostazione e portano i convogli in rimessa in caso di guasti. Tre mansioni per cui chiedono di ricevere un’indennità pari a quella dei colleghi che lavorano sulle linee A e B. La trattativa, però, è congelata «Da quando la linea C è arrivata a San Giovanni e c’è lo scambio con la A — spiega Daniele Fuligni della Cgil flussi sono aumentati e il personale è carente. Già così lavorano 42 ore a settimana e non le 39 previste da contratto. Atac dovrebbe chiedersi perché bastino sei quarantene in più per far saltare tutto». La risposta arriva da palazzo Senatorio. In Campidoglio nessuno crede che le assenze siano giustificabili con il Covid e l’assessore alla Mobilità, l’ultragrillino Pietro Calabrese, promette «pene esemplari» per gli assenteisti. Atac è pronta a denunciarli per interruzione di pubblico servizio e falso, se qualcosa non dovesse tornare nei certificati. Il Codacons ha già presentato un esposto in procura, e domani arriva lo sciopero. Quello vero, senza blitz

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