19 Gennaio 2019

Il paradosso dell’ Isola che rifiuta l’ energia (pulita) e poi è costretta a importarla dal Continente

a causa di una rete vetusta, incapace di esportare l’ elettricità, l’ isola spesso spegne” gli impianti solari ed eolici perché la produzione supera la domanda
fotovoltaici dalla rete e lo stand by di molte pale eoliche. Uno spreco che di fatto obbliga la Sicilia a importare energia. Non è un caso, infatti, che il saldo energetico della Sicilia sia stato negativo di circa 3 miliardi di kwh nel corso del 2018. COSTI ZONALI ED ENERGIA SPRECATA Nell’ ultima Analisi trimestrale del sistema energetico in relazione al terzo trimestre del 2018, redatta dall’ Enea, si registra, nell’ analisi dei prezzi zonali, il divario tra la Sicilia e il continente, con il valore medio del prezzo nel trimestre in esame che nell’ Isola risulta pari a 84 /MWh, raggiungendo il massimo nel mese di agosto (oltre i 90 /MWh media mensile) mentre la zona con prezzo di vendita più basso è anche del calore che consumiamo nelle case, nelle industrie, negli uffici, nei grandi magazzini o nell’ agricoltura. La suddivisione, ai vari stati, di tale obbligo (Burden sharing), si è tradotto per la Sicilia, nell’ obiettivo di copertura, con le fonti rinnovabili, della percentuale del 15,9% dei Consumi finali lordi di energia (Cfl), entro il 2020. Per intenderci, rispetto a tale impegno, la percentuale del quasi 25% che, in Sicilia, eolico e fotovoltaico coprono della richiesta di elettricità, si abbassa invece al 7%-8%, quando ci riferiamo risultata il Sud, con un valore trimestrale medio di 66,2 /MWh. Altro elemento preoccupante riguarda il possibile taglio della produzione rinnovabile. La simulazione di Entso-e, il network europeo dei gestori di sistemi di trasmissione di energia elettrica, ha rilevato che problemi di adeguatezza potrebbero sollevarsi qualora si “dovessero verificare condizioni estreme di elevata domanda e bassa produzione da rinnovabili”. In questo senso, esiste la “possibilità che sia necessario tagliare la generazione intermittente nelle zone Sud, Sicilia e Sardegna nel caso in cui si dovessero verificare giorni di elevata ventosità e insolazione in concomitanza di una bassa domanda”. SALDO ENERGETICO: LA SICILIA IN NEGATIVO I numeri di Terna affrontano la tendenza nazionale dei primi undici mesi del 2018. La mappa del saldo dei movimenti fisici di energia “evidenzia – si legge nel report – essenzialmente i flussi di energia scambiati tra le varie aree individuate sul sistema elettrico italiano”. Viene segnalato il collegamento a 380kV tra l’ Isola e il Continente che “assicura la gestione in sicurezza del sistema elettrico in Sicilia e in Calabria”. In riferimento ai flussi di energia scambiati nel corso del 2018, si registra “uno scambio netto dalla zona Nord verso l’ Emilia Romagna e Toscana pari a circa 15,2 TWh” mentre il “Continente registra uno scambio netto verso la Sicilia pari a 3,7 TWh”. CARO PREZZI Per una Sicilia che spreca risorse e con infrastrutture non ancora all’ altezza, volano i costi in bolletta. Lo ha precisato il Codacons nei giorni scorsi, delineando “un 2018 all’ insegna dei rincari dell’ energia in Sicilia”. Secondo lo studio dell’ associazione dei consumatori, “a causa delle tensioni nel settore energetico e degli aumenti delle tariffe luce e gas dall’ 1 gennaio al 31 dicembre 2018 le famiglie della Sicilia che rientrano nel ‘mercato tutelato’ (circa 1,5 milioni di nuclei per l’ energia elettrica e 624 mila famiglie per il gas) hanno subito una maxi -stangata complessiva pari a 86,9 milioni di euro a causa dei rincari di luce e gas”. Nell’ ultimo anno, si legge nello studio, le “tariffe della luce, nell’ ultimo anno, hanno infatti registrato un incremento del +11,12% rispetto al 2017, portando i consumatori della regione a spendere circa 48,8 milioni di euro in più su base annua solo per l’ elettricità”. FUTURO E PROSPETTIVE Il futuro siciliano dei prossimi decenni potrebbe essere più verde, anche se al momento si corre concretamente il rischio di non rientrare nei parametri previsti dal decreto burden sharing in termini di consumo da rinnovabili sul totale. La green economy è un’ opportunità da cogliere rispetto al passato anche in termini produttivi, quando la tumultuosa installazione dei grandi impianti eolici e fotovoltaici non ha avuto come seguito un grande sviluppo economico. In questo senso, i migliori vantaggi in termini di investimento e ritorni per l’ economia locale sono le bioenergie, considerando, inoltre, che il Gse eroga, ogni anno, incentivi per quasi 1,4 miliardi di euro agli impianti di biogas e a biomassa e che la Sicilia spreca risorse combustibili, pagando lo “smaltimento in discarica delle potature e la combustione, abusiva, in campo”, avendo inoltre “un impatto ambientale” perché “il legname la sciato a marcire nei boschi comporta emissioni di gas clima alternati”. Iniziative sulle infrastrutture energetiche, come i fondi recentemente stanziati dalla Regione per le smart grids (circa 90 milioni), potrebbero favorire l’ allineamento del “prezzo zonale siciliano” a quello nazionale e “comporterebbe un conseguente, seppure molto lieve, abbassamento del Prezzo unico nazionale e, quindi, un risparmio per tutti i consumatori finali italiani, specie per quelli industriali”. Parole e concetti di Francesco Cappello dell’ Enea, responsabile Centri di consulenza energetica del Sud Italia, che espone tutti questi passaggi nell’ intervista in pagina. Testi di Rosario Battiato A cura di Antonio Leo.

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