26 Aprile 2006

Il “paradosso“ del super-petrolio i rincari fanno volare il mercato auto

Risultati record per Renault, Volvo e Nissan. A tirare è la domanda di vetture con consumi ridotti
Il “paradosso“ del super-petrolio i rincari fanno volare il mercato auto

TORINO – E se l`aumento del prezzo del carburante si trasformasse in un affare per l`industria automobilistica? Questo paradosso potrebbe non rivelarsi tale almeno per le case attive sul mercato italiano. La tranquillità ostentata in Fiat e negli ambienti dell`Unrae (l`Unione dei rivenditori di auto straniere) sono una conferma che modifica lo scenario di quanti tendono a collegare direttamente la corsa al rialzo del petrolio all`andamento del mercato automobilistico. “Una correlazione che non c`è“ osserva infatti Luca De Meo, responsabile del Brand & commercial Fiat. “Tant`è vero che da due anni, pur in presenza di una quasi costante crescita dei prezzi del carburante, le immatricolazioni di vetture non hanno smesso di crescere anche se a un ritmo non regolare“. Dunque vuol dire che c`è un qualcosa che stempera l`effetto di quel deterrente che in passato si fece sentire a più riprese dopo la crisi del 1973. La corsa della Fiat in Borsa (ieri ha guadagnato ancora uno 0,57% dopo un`impennata del 2%) e i risultati di Nissan (sesto aumento consecutivo dell`utile netto nel 2005 per 4,57miliardi di dollari) più le trimestrali in crescita di Renault e Volvo, mostrano un settore che non sembra soffrire i capricci del greggio. Eppure, secondo gli ultimi calcoli, rispetto a un anno fa, il pieno è aumentato mediamente di circa 10 euro: quanto basta per mettere in allarme il Codacons ma non i costruttori e le concessionarie di auto che, in passato, per molto meno, avrebbero gridato al tracollo delle vendite. Ma il mercato dell`auto ha tutta l`aria di voler rimuovere questo rischio nella convinzione che ci sia ancora un buon margine di crescita che il presidente di Unrae, Salvatore Pistola, spiega in questi termini: “L`Italia notoriamente ha un parco auto tra i più vecchi d`Europa con un`età media delle vetture di sette anni. Su 34 milioni di auto circolanti 6 milioni sono non catalizzate e altri 4 milioni sono “Euro1“. Ciò vuol dire che circa un terzo di questo parco è costituito da auto che consumano un 30% in più del normale. E` questa, a parità di cilindrata, la differenza di consumo tra una vettura prodotta dieci anni fa e una Euro4“. Di qui la previsione di un mercato che, come afferma Pistola, può sfruttare al meglio la copertura di questo gap, nel senso che “può fare di necessità virtù decidendo di cambiare le vecchie auto con auto più moderne e dai consumi più contenuti“. Ridurre di un terzo i consumi, oltre che rientrare nei limiti stabiliti per poter circolare in certe aree urbane e in determinati periodi dell`anno, può dunque essere la molla capace di agire sulla domanda e ridurre i contraccolpi del caro-carburante sul mercato. Cosa che in parte si sta verificandosi. Ma quanto durerà questo curioso “miracolo italiano“? E` convinzione del presidente Unrae che, tra l`instabilità mediorientale e l`entrata in scena di megaconsumatori come Cina e India che non dispongono di petrolio, ci si dovrà attrezzare a convivere con un prezzo alto del carburante. In questa fase che, a suo giudizio, deve essere di attenta riflessione, presumibilmente cambierà la politica dell`offerta e della domanda. “Il limitato impatto del petrolio sul mercato dell`auto – osserva infatti De Meo – vuol dire che oggi a guidare questo mercato è l`offerta“. In altre parole significa che le nuove auto a consumi contenuti potrebbero essere una difesa. Che vista dal versante del costruttore in Italia equivale appunto a quei 10 milioni di auto non catalizzate e Euro1. Quasi cinque anni di vendite del mercato Italia.

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