15 Agosto 2002

«Il paniere Istat va cambiato»

«Il paniere Istat va cambiato»

Le associazioni dei consumatori: non rispecchia abitudini e costi dei cittadini

«Inflazione in aumento dello 0,7% ad aprile!» (comunicato stampa del Codacons datato maggio 2002). «La stangata dei prezzi in salita è sotto gli occhi di tutti» (comunicato stampa, sempre del Codacons, del 3 giugno). «L?indice dei prezzi Istat è lontano dalla realtà» (comunicato stampa di Altroconsumo dello scorso 7 luglio). Non è da poco che le associazioni dei consumatori segnalano come l?aumento dei prezzi al consumo abbia registrato, nei primi sei mesi del 2002, un?impennata paurosa. Già all?inizio dello scorso luglio, Altroconsumo rilevava come il prezzo dei principali beni e servizi avesse registrato un aumento che toccava punte del 30%. Eppure, a fine mese l?Istat rilevava ancora l?inflazione ferma al 2,2%. Possibile che l?ente di rilevazione statistica sia l?unico talmente miope da non accorgersi di quello che sta accadendo?
«I consumatori non contestano i dati pubblicati, o l?esattezza dei risultati ottenuti dall?Istat – osservano alla Federconsumatori regionale – Il problema è più a monte. Quello che noi contestiamo, specie a livello locale, è la differenza tra l?inflazione percepita e quella presentata».
Secondo le associazioni dei consumatori, quindi, il paniere Istat non sarebbe più rappresentativo delle reali abitudini di consumo degli italiani, tantomeno degli udinesi. Tanto per fare un esempio, nel comunicato di Altroconsumo dello scorso luglio si faceva notare come nell?indice dei prezzi Istat l?assicurazione auto abbia un prezzo equiparato a quello del canone Tv, cioè circa 100 euro a testa, quando «sappiamo bene che la spesa delle famiglie per le assicurazioni Rc auto e moto pesa a dir poco sette volte tanto».
Non stupisce quindi che da parte di molte associazioni di consumatori si sia proceduto a creare un paniere autonomo per poter tenere sotto controllo i veri prezzi dei beni di prima necessità: «Ci sono molte iniziative in tal senso ? spiegano alla Federconsumatori ? compresa quella del Messaggero Veneto: un segno evidente che i consumatori non si riconoscono nei dati diffusi dall?Istat».
In tutta questa confusione una parte rilevante ha avuto il changeover dalla lira all?euro. Una realtà, quella dovuta ai rincari seguiti all?adozione della moneta unica, negata persino dalla Bce, ma riscontrata eccome dai consumatori, anche se ultimamente si tende ad attribuire la responsabilità più a chi decide i prezzi che al semplice cambio. «L?euro c?entra – concludono all?associazione di difesa dei consumatori – in quanto c?è stato chi ha approfittato della moneta unica e della confusione che il cambio di valuta ha suscitato per pompare i prezzi al rialzo».

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