10 Gennaio 2010

Il pane in saldo divide la città

LEGNANO – P ANE IN VENDITA a un euro al chilo dopo le 17. La proposta del Codacons divide panificatori e clienti della città del Carroccio. «Non mi sembra una scelta rispettosa nei confronti di chi entra in negozio fino alle 16,30 – spiega Massimo Grazioli, panificatore dell’ omonimo negozio di via Rossini e via Giolitti e presidente dell’ associazione di categoria di Legnano -. I consumatori si sentirebbero presi in giro. Abbassare il prezzo a un euro dopo le 17 non sarebbe corretto verso i clienti che comprano il pane a 4 o 5 euro al chilo durante la giornata e non gioverebbe neppure alle vendite». Grazioli inforna ogni giorno tra i 150 e i 170 chili di pane. «Complessivamente ne produco circa una sessantina di tipologie diverse – fa sapere il presidente dell’ associazione di categoria -. A fine giornata, una parte non viene venduta, è vero, ma preferisco regalarla a chi ha bisogno. In città ci sono tante realtà che necessitano di aiuto, dalla Caritas alla mensa dei poveri. Sono anni che cedo gratuitamente il pane. Mi sembra una soluzione più intelligente rispetto allo sconto serale». SECONDO GRAZIOLI , a determinare il così detto spreco giornaliero non è il costo elevato delle pagnotte. «Una volta si producevano pochi tipi di pane. Adesso, invece, la domanda è cambiata – precisa il panettiere legnanese -. I clienti non cercano genericamente il pane, ma una tipologia ben precisa. Io voglio offrire lo stesso servizio a chi arriva alle otto del mattino e a chi, invece, entra in negozio quando si chiude. Non importa se una parte resta invenduta. Non sono certo quei dieci chili di pane che rimangono al giorno a incidere sui costi». Evitare le eccedenze è pressoché impossibile. L’ incremento delle tipologie di pane presente nei negozi e le abitudini dei clienti rendono difficile il compito dei panettieri. «Soltanto gli anziani hanno conservato l’ abitudine di acquistare il pane ogni giorno – sottolinea Grazioli -. La maggior parte dei legnanesi viene in negozio una o due volte la settimana e lo surgela». Il pendolarismo impone ai consumatori ritmi diversi rispetto al passato. «E le tipologie di pane ne risentono – precisa il presidente dell’ associazione panificatori -. La michetta non la compra più quasi nessuno. Vanno molto i bocconcini e i panini di taglia piccola, anche se ultimamente stiamo assistendo a una riscoperta delle pagnotte da due chili. Sono comode anche da tagliare e congelare». NONOSTANTE IL CALO fisiologico delle vendite nelle panetterie – «La crisi e la diffusione delle rivendite hanno il loro peso», dice Grazioli – il pane in saldo a fine giornata non aiuterebbe né a rilanciare i consumi né a ridurre le spese. «Il cliente che va da un artigiano pretende la qualità ed è disposto a pagarla – spiega -. Altrimenti sceglie i supermercati che panificano fino alle otto di sera e si accontentano di un prodotto base, di qualità discreta, a un costo ottimo. La nostra categoria deve capire che non dobbiamo cercare la concorrenza della grande distribuzione, perché sul prezzo non possiamo essere competitivi. Dobbiamo differenziarci. Invece di abbassare il costo dopo le 17, perché non promuoviamo corsi di aggiornamento? Sarebbe molto più serio». NON TUTTI, però, sono contrari alla proposta avanzata dal Codacons. «Ritengo possa essere una buona iniziativa – è l’ opinione di Mimma Banfi, titolare dell’ omonimo panificio, che ha aperto punti vendita in via Corridoni, via Garibaldi e via Volta -. Il problema delle rimanenze c’ è, anche se varia moltissimo dalle giornate. Piuttosto che buttarlo, effettivamente, sarebbe meglio venderlo a prezzo ribassato, anche se c’ è il rischio che molti approfittino dell’ iniziativa e vengano a prendere il pane solo dalle 17 in poi». Secondo la panetteria Banfi, a causare lo spreco di pane concorrono diversi fattori. «Una volta questo prodotto veniva considerato come alimento base. Oggi le abitudini sono cambiate – spiega -. Molti ne fanno a meno. Complice del calo dei consumi è anche la città: Legnano è infatti considerata come una città dormitorio. La maggior parte dei lavoratori mangia fuori casa e non compra il pane ogni giorno. Ne acquista in grande quantità il sabato, per congelarlo. Anche la richiesta di molte tipologie di pane influisce sugli avanzi: noi ne produciamo circa cinquanta tipi». La michetta, un tempo regina indiscussa delle tavole legnanesi, oggi è quasi completamente sparita. Le qualità più vendute sono il francesino, il pane alla soia e ai cereali. «I costi di produzione sono diventati esagerati – sottolinea Banfi -. L’ energia ha prezzi esorbitanti e noi siamo costretti ad adeguare il prezzo».

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