Il Paese tira la cinghia
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fonte:
- L`Unione Sarda
in diminuzione gli acquisti di alimentari: le famiglie risparmiano su carne, pasta, ortofrutta e latte. resiste il made in italy all’ estero.
La pressione fiscale troppo alta condiziona i consumi delle famiglie, che tirano la cinghia sui consumi alimentari. È il quadro tracciato dall’ Istat. ROMA Un Paese che non cresce, dove la pressione delle tasse resta sopra il 42% e le famiglie non spendono, anzi risparmiano su ciò che mettono a tavola. È una fotografia impietosa quella scattata dall’ Istat all’ Italia nel 2011, dove per i consumi finali è calma piatta (+0,2%, contro il +1,2% del 2010), e a contribuire alla crescita del Pil è ancora quel made in Italy che tira sui mercati esteri (1,4 punti percentuali). Le famiglie tirano invece la cinghia sugli acquisti di tutti i giorni, mettendo a tavola meno carne, frutta e addirittura meno latte fresco. A registrare la contrazione maggiore – dice infatti l’ Istat – è stata proprio la spesa alimentare (-1,3%). D’ altra parte se i costi per tariffe, servizi e trasporti diventano sempre più salati e i redditi restano al palo, non resta che risparmiare su frigo e dispensa.BUSTE PAGA GIÙ La quarta settimana del mese è sempre più dura: i lavoratori dipendenti hanno visto crescere la loro busta paga appena dell’ 1,8%, ma quella dei dipendenti pubblici si è addirittura ridotta, -1,2%.«Le famiglie fanno la fame», sentenzia il Codacons, «è un dato drammatico che dimostra come i cittadini siano costretti a tirare la cinghia anche su beni essenziali come quelli alimentari». In 5 anni le famiglie hanno ridotto mediamente dell’ 11% i loro consumi a tavola, calcola l’ associazione. A fronte di ciò, però, «i prezzi hanno continuato imperterriti a salire». Per questo il governo Monti deve andare avanti con le liberalizzazioni e intervenire anche sul commercio, prosegue il Codacons. «Solo così i prezzi scenderanno».DIETA FORZATA Ad analizzare la composizione della dieta degli italiani è la Coldiretti: «Le tavole degli italiani si sono impoverite con meno carne bovina (-0,1%), pasta (-0,2%), carne di maiale e salumi (-0,8%), ortofrutta (-1%), meno latte fresco (-2,2%)».PRODOTTI DI QUALITÀ La crisi non ha invece colpito i prodotti di qualità, con quasi un italiano su tre (29%) che ha acquistato regolarmente prodotti a denominazione di origine, il 14% quelli biologici, il 15% direttamente dal produttore. I commercianti continuano a vedere nero: la stretta si è fatta sentire anche su vestiario e calzature (-0,4%), sugli alcolici (-0,3%), mentre vola l’ export del vino italiano sui mercati internazionali. Più salati invece sanità (+2,1%) e le tariffe di acqua, luce e gas (+1,1%).Si sottovaluta poi «l’ effetto che le prossime legnate fiscali (addizionali, Imu) faranno emergere, un sempre più esteso malessere sociale, dalle famiglie alle imprese», dice la Confesercenti, che chiede un intervento che possa attenuare il carico fiscale sulle famiglie. Se non ripartono i consumi non c’ è crescita, «nonostante ciò», dice l’ associazione dei commercianti, «non si assiste al minimo segnale di inversione di rotta sul piano fiscale». Mentre crescono industria e servizi, resta al palo l’ agricoltura, segnalano Cia e Confagri. «Non si può procedere oltre con le tasse, servono misure per restituire fiducia e spianare la via al rilancio», conclude infine la Copagri.
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