8 Agosto 2012

Il Paese è ancora fermo Crollo del Pil fino a -0,7%

Il Paese è ancora fermo Crollo del Pil fino a -0,7%

Filippo Caleri f.caleri@iltempo.it Era un dato scontato. Atteso. Ma vedere già a metà anno il prodotto interno lordo che si avvia a chiudere il 2012 con un crollo del 2,5% fa una certa impressione. Eppure i dati dell’ economia reale non lasciano dubbi sul fatto che la crisi internazionale stia picchiano seriamente sul sistema produttivo del Paese. Nel secondo trimestre di quest’ anno il calo del prodotto interno lordo è stato dello 0,7% rispetto al periodo gennaio-marzo 2012 ed è ormai un intero anno, ovvero quattro trimestri di fila, che il segno meno campeggia di fronte al dato della ricchezza. Confermata dunque la recessione. Su base annua il calo del Pil del 2,5% rappresenta il peggiore dato dalla fine del 2009. Non si salva nessun settore nel periodo aprile-giugno 2012, tutti vanno male: agricoltura, servizi, industria. E sull’ industria arriva anche il dato choc della produzione che in un anno ha lasciato sul terreno l’ 8,2% e che, sempre su base tendenziale, cala ormai da dieci mesi consecutivi. Il settore dell’ auto vede un vero e proprio crollo (-22,5% in un anno ma in linea con il trend registrato ormai da diversi mesi) ma sono tanti i settori che sono colpiti da perdite a due cifre, dal tessile (-14,6%) alla plastica (-13,1%). Da maggio a giugno, in un solo mese dunque, il calo della produzione nell’ industria è stato dell’ 1,4%. A fotografare lo stato comatoso dell’ economia italiana è l’ Istat che calcola in sei mesi una perdita dell’ 1,6% del prodotto interno lordo. Se tutto rimanesse fermo così, e purtroppo le previsioni invece non fanno ben sperare, il 2012 chiuderebbe con un Pil a -1,9%. La crisi internazionale ha il suo peso ma sull’ Italia sembra di più che altrove. È sempre l’ istituto di statistica italiano a ricordare che nello stesso periodo, cioè sempre nel secondo trimestre del 2012, il Pil è aumentato negli Stati Uniti in termini congiunturali dello 0,4% e su base annua del 2,2%. Per il Regno Unito il calo nel secondo trimestre, rispetto a quello precedente, è uguale a quello registrato in Italia, -0,7%, ma su base annua l’ arretramento del Pil si riduce ad un terzo, -0,8% rispetto al -2,5% italiano. Le organizzazioni economiche chiedono al governo interventi: se la Confcommercio considera «prioritaria la riforma fiscale», la Confederazione italiana degli agricoltori fa notare che l’ Imu che grava anche su terreni e fabbricati rurali «ha bloccato il processo di ripresa» dell’ agricoltura che aveva invece tenuto nel primo trimestre dell’ anno. L’ associazione dei consumatori Codacons si appella invece al governo Monti affinché ci sia un decreto «Salva-famiglie» da finanziarsi con una maggiore imposizione fiscale sui redditi più alti. «Bisogna pensare solo ed unicamente alla crescita, all’ occupazione e allo sviluppo», sottolineano Adusbef e Federconsumatori. Per il governo il ministro dell’ Istruzione Francesco Profumo sottolinea che «il 2012 e il 2013 saranno anni difficili in cui i Paesi dovranno avviare riforme strutturali per essere pronti alla ripresa». Le brutte notizie però non sono finite. Anche a luglio non andrà bene: secondo Confindustria si registrerà un calo della produzione industriale dello 0,4% su giugno, quando c’ era già stata una contrazione dell’ 1,4% su maggio. E la variazione acquisita è, sempre in luglio, del -1,0%, in gran parte ereditata dal periodo precedente. L’ industria soffre, con un impatto deciso su Pil e occupazione. È forte l’ impennata a luglio delle ore di cassa integrazione (115.729.889) che, secondo i dati della Cgil, risultano in forte aumento sia su giugno 2012 (+21,32%) sia rispetto a un anno prima (+44,20%). Il dato peggiore da ottobre 2010. Sono oltre 525 mila lavoratori a zero ore nei primi sette mesi dell’ anno; da inizio 2012 le ore totali di cig sono state 639.490.295 (+8,76% sul 2011). «Il rimbalzo del 40% che abbiamo registrato a luglio è un dato che sicuramente non era così atteso ma posso dire con serenità che le risorse ci sono», ha garantito il presidente dell’ Inps, Antonio Mastrapasqua. Emergenza lavoro sottolineata anche da Unioncamere, che lancia l’ allarme Sud, dove nel 2012 – secondo le rilevazioni dei sistema Excelsior di Unioncamere e ministero del Lavoro – nel 2012 saranno 42 mila i posti in meno, un terzo dei 130 mila che andranno persi in Italia. Su 70 province nelle quali il calo dell’ occupazione andrà al di sotto della media (-1,1%), 35 sono del Meridione, a partire da Enna, Ragusa e Siracusa (intorno al -3%). Più contenuta la flessione stimata per Napoli, dove non dovrebbe superare l’ 0,8%.
 
 

 

 
 

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