Il nuovo paniere taglia l?inflazione
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fonte:
- Il Tempo
Carovita in frenata: 2,7%. Le Associazioni dei consumatori, lontano dalla realtà
L?Istat presenta gli indici al consumo con gli aggiornamenti: cancellati 21 beni «storici» ne entrano 34
LA CASALINGA di Voghera non è attendibile se si parla di inflazione con buona pace delle associazioni di consumatori. I prezzi di patate e zucchine restano nella memoria perché oscillano, con qualche responsabilità della moneta unica, ma non sono indicativi per il rilevamento dell?inflazione reale, quella è soltanto «percepita» e quindi più elevata. Quella è tutta un?altra cosa, è una scienza esatta, fatta di numeri e calcoli, accorpati con tecnica rigorosa e tradizionale, nel senso dell?esperienza non della vetustà, dall?Istituto Nazionale di Statistica che poi mette tutto dentro un bel paniere e lo illustra ai cittadini. Quest?anno escono dal paniere prodotti che probabilmente già da parecchio tempo le famiglie italiane (e non solo le 30.000 monitorate dall?istituto) non usano più: ci danno l?addio, frittura surgelata, scaldabagno, pensile di formica, cera per pavimenti, chitarra, walkman, colla, permanente, borotalco e, udite udite, la cerniera lampo. Nel nuovo paniere per il calcolo dell`inflazione per l`intera collettività (Nic) entrano 34 nuovi prodotti e ne escono 21.
Le novità sono miele, petto di pollo, pizza, lettore e noleggio dvd, tintura per capelli, gel e agriturismo. Non saranno certo le new entry ma già da un primo rilevamento, quello ufficiale ci sarà il 4 febbraio, con il nuovo paniere si evidenzia che la corsa al carovita ha segnato la sua prima battuta d?arresto in sette mesi grazie al forte calo del prezzo dei farmaci, ad un contenimento di quelli alimentari e di alberghi e ristoranti. Le rilevazioni delle 12 città campione, più cara Venezia più virtuosa Palermo, mostrano un aumento dei prezzi dello 0,3% che ha portato comunque un calo dell?inflazione, su base annua, dal 2,8% al 2,7%. Dato che, secondo gli analisti potrebbe ancora scendere.
La revisione del paniere era stata sollecitata dalle associazioni dei consumatori e come dice Gian Paolo Oneto, direttore delle statistiche economiche congiunturali dell?Istat, «abbiamo cercato di trasformare le critiche e le polemiche in elementi da verificare e considerare». L?attuale revisione è la più ampia in termini di numero a partire dal 1999: i prodotti presenti sono 960 rispetto ai 930 del 2002. Anche le posizioni rappresentative, cioè i settori che comprendono i diversi beni e servizi, sono cresciute dalle 568 del 2002 a 577. A partire da gennaio, inoltre, la base territoriale dell`indagine è stata ampliata e comprende 81 comuni dai 76 del 2002: 20 capoluoghi di regione e 61 di provincia che rappresentano l`86,9% della popolazione italiana residente. Entrano nell?indagine Rieti, Benevento, Vicenza, Imperia e Rimini. Presso altri 15 comuni sono in corso le operazioni preliminari necessarie ad assicurare l`inizio della rilevazione entro l`anno 2003.
Oltre alle voci, nel nuovo paniere cambiano anche i pesi che i singoli prodotti e i capitoli di spesa (cioè le 12 grandi famiglie in cui sono distribuite le 577 voci di prodotto) rivestono nel calcolo dell?inflazione.
E così si scopre che gli italiani mangiano meno ma si vestono di più. Infatti a subire la variazione più consistente tra le categorie è il peso del capitolo «abbigliamento e calzature» che registra un aumento del 5,5%, proporzionale secondo l`Istat all`incremento della spesa effettuata dagli italiani. Il settore dei generi alimentari, invece, pesa il 2,1% in meno rispetto al 2002. In proposito il capo dipartimento statistiche economiche, Andrea Mancini, ha spiegato che l`istituto «ha dei dati molto solidi sui consumi delle famiglie i quali ci indicano che il consumo di prodotti alimentari e bevande analcoliche è diminuito un pochino nel 2002 in termini relativi». Si notano, infatti, anche delle compensazioni: crescono le voci «alberghi, ristoranti e pubblici esercizi» con +5,4% ed entra nel paniere la pizza a taglio. Come dire, si mangia meno in casa, tendenza che va a braccetto con l?aumento dei redditi, e si mangia di più fuori, ristoranti, fast food e pizzerie, appunto.
Aumenti di rilievo si notano anche nei capitoli «servizi sanitari e spese per la salute» e «bevande alcoliche e tabacchi» (entrambi segnano +2,2%). Da notare che nel paniere esce la visita domiciliare del medico generico, ma entra quella a pagamento del pediatra e la pulizia dei denti. Diminuiscono invece i pesi di «mobili, articoli e servizi per la casa» (-3,4%) e ricreazione, spettacoli e cultura (-3,3%). In calo, infine anche il peso del settore comunicazioni (-2,4%), che negli anni scorsi aveva invece registrato continui aumenti, e degli alimentari (-2,1%).
Un occhio o, per dirla con l?Istat, un focus specifico su Rc auto. «Il peso della Rc auto – ha detto Mancini – aumenterà dello 0,1% passando dallo 0,3% allo 0,4%. La metodologia di calcolo rimarrà invariata mentre il peso delle assicurazioni sulle rilevazioni aumenterà di oltre un terzo, precisamente del 34% rispetto alle rilevazioni del 2002».
L`Intesa dei Consumatori boccia il nuovo paniere presentato dall`Istat e chiede «di differenziarlo per nucleo familiare e per area geografica» perché quello nuovo è ancora «molto distante dalla realtà degli acquisti dei cittadini italiani».Si unisce al coro di protesta anche l`Aduc (associazone per i diritti degli utenti e dei consumatori), che bolla il debutto del nuovo paniere Istat come «la fiera dei ritardi». Paniere a parte, le associazioni sono scettiche anche sulla frenata dell`inflazione a gennaio.
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