24 Febbraio 2013

Il nubifragio di Catania finisce in Procura

Il nubifragio di Catania finisce in Procura

In seguito al violento nubifragio abbattutosi giovedì il Codacons presenterà un esposto alla Procura della Repubblica di Catania per valutare se erano stati adottati tutti i sistemi di prevenzione previsti. Ad annunciarlo è l’ avv. Giovanni Petrone Presidente Regionale CODACONS che, alla luce dei pericoli prodotti dall’ acqua piovana caduta copiosa giovedì nella città dell’ elefante, cerca di prevenire ulteriori situazioni di rischio e di disagio per i cittadini e di verificare se dovevano essere allertati gli abitanti. L’ avvocato Bruno Messina, Dirigente dell’ Ufficio Legale Regionale dell’ associazione ed incaricato della redazione dell’ esposto, a seguito delle numerose segnalazioni pervenute, dichiara che non si può certo tacere sull’ episodio che ha coinvolto l’ intera città di Catania, provocando diversi feriti tra i cittadini. In effetti, diverse persone presso la sede dell’ associazione ci hanno raccontato che nel centro storico l’ acqua ha raggiunto ieri il livello delle portiere delle auto e così si è assistito a scene di automobilisti che sono stati costretti a fermarsi perché l’ autovettura si era bloccata ovvero a tornare indietro e percorrere altre vie. La situazione, poi, è stata davvero drammatica nella via etnea, trasformatasi letteralmente in un fiume in piena che ha trascinato scooter, auto, tavoli e sedie. Vi sono stati attimi di paura ed i vigili del fuoco sono dovuti intervenire per mettere in salvo alcune persone e si è pure temuto per un soggetto disperso. In realtà, sostiene Petrone, si deve intervenire preventivamente per evitare episodi simili a quelli vissuti ieri, ed insieme all’ avvocato Messina sostiene che con sopralluoghi occorrerebbe individuare tutte le zone “a rischio” in città, intervenire provvedendo a rimuovere i detriti e gli ostacoli che si trovano in prossimità di canali di scolo, collettori o tombini e che riducono la sezione di smaltimento delle acque. Quindi, ove si dovessero riscontrare rifiuti e piante nei tombini, si dovrebbe ripulirli al fine di renderli efficienti al deflusso delle acque piovane. Qualora si verificasse, poi, l’ insufficienza per lo smaltimento delle acque dei tombini presenti sul manto stradale, sarebbe bene concepire altri sistemi, perchè se si ostruiscono le vie di fuga dell’ acqua si creano situazioni di saturazione tali da cagionare pozzanghere profonde. E’ chiaro – continuano i vertici del Codacons – che in molti casi il problema è di progettazione, ossia si è edificato realizzando marciapiedi, aiuole, muri e palazzi senza pensare alle vie di deflusso delle acque e non valutando adeguatamente l’ importanza, in questi casi, delle inclinazione delle sedi stradali. L’ acqua piovana deve essere raccolta in appositi canali e smistata in una rete di smaltimento in cui transitano i deflussi; solo così si evita l’ accumularsi pericoloso dell’ acqua. Un’ analisi più ampia, infine, sarebbe essenziale nell’ ottica di salvaguardare i residenti ed il territorio catanese, effettuando un’ attenta valutazione dei rischi dei corsi d’ acqua che insistono sul territorio comunale, monitorando anche le reti di convogliamento delle acque bianche ed invasi, onde evitare disastri ancora peggiori di quelli che sino ad ora si sono verificati. Ad ogni buon conto, dichiara l’ avvocato Messina, attraverso l’ esposto che verrà depositato, il Codacons chiederà alla magistratura di effettuare le dovute indagini al fine di verificare se sussistono responsabilità per i fatti ieri verificatesi. Petrone, aggiunge che il Codacons proseguirà nell’ attività di controllo ai fini della prevenzione di eventi simili a quelli di giovedì e si dichiara pronto ad intraprendere anche azioni collettive per il risarcimento dei danni nei confronti di eventuali soggetti riconosciuti colpevoli delle conseguenze del nubifragio, anche a seguito dell’ omessa allerta alla cittadinanza.

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