18 Marzo 2008

Il nostro pane è senza mercato

La concorrenza sarebbe davvero una buona cosa, se non ci si limitasse a discuterne, e a descriverla, solo sui libri di testo utilizzati nelle facoltà di Economia e Commercio. Quante volte al giorno sentiamo parlare, a proposito del mondo in cui viviamo, di mercato e di sistema economico ispirati al modello del libero scambio? Tante, probabilmente troppe, poiché nella realtà, nonostante quello che cè scritto nei libri, succedono cose diverse. I prezzi delle derrate alimentari sono ormai un problema più che serio per milioni di italiani. Perché? Ma perché l`inflazione galoppa mentre i salari e le pensioni restano fermi. Tra i prezzi che tendono a salire senza sosta cè quello del pane. Se in Toscana il pane comune è caro, a Padova è carissimo: circa 3,50 euro al chilo! Il dramma è che farlo scendere, almeno un po`, non sembra affatto facile. Nella città veneta, come ci spiega un articolo on-line di “Repubblica“ di martedì 11 marzo (“La guerra del pane low cost – Fornai, nel mirino chi taglia i prezzi“), esiste un consorzio, in pratica una specie di cartello, di produttori di pane dell`intera provincia che, in barba alla concorrenza, decide il prezzo a cui vendere michette, rosette e filoncini. Ora però questo consorzio, d`accordo con due associazioni di consumatori – Adusbef e Codacons – ha deciso che forse è il momento di abbassare di qualche decina di euro il prezzo di un chilo di pane comune, e portarlo da 3,50 a 2,70 euro. Non molto, ma abbastanza per far gridare allo scandalo. Per Luca Vecchiato, presidente dell`organizzazione dei commercianti Ascom del Veneto, nonché titolare di un forno nel centro di Padova – dove il pane arriva a costare 3,90 euro al chilo – di ridurre il prezzo non se ne parla nemmeno. Ma perché, invece, il Consorzio panificatori riuniti ha deciso che abbassare il prezzo del pane si può, anzi si deve, fare? Chiunque penserebbe subito all`amore per il prossimo. Niente affatto. Il perché ce lo spiega Gino Federico Sabbadin, fornaio membro del Consorzio: “In India i poveri hanno dato l`assalto ai forni perché non riuscivano più a comprare il pane, troppo caro. E io mi sono detto: con l`aria che tira, con tutti quelli che accusano noi fornai di affamare il popolo, sta` a vedere che può succedere anche in Italia. è per questo che ho proposto di abbassare il prezzo del pane, quello comune, che viene comprato dalle famiglie a reddito più basso“. Capito? Altro che solidarietà verso chi sta male; puro e semplice terrore di una rivolta. Dal capitalismo rapace di Padova passiamo a quello dal volto umano di Frosinone. Anche nella città laziale qualcuno ha deciso di abbassare il prezzo del pane, portandolo da 1,80 a un euro. Anche lì, però, il cartello (la casta?) dei fornai – fregandosene della concorrenza in base alla quale, se esistesse anche nella realtà oltre che nei libri di economia, ognuno dovrebbe esser libero di fissare il prezzo che desidera per i propri prodotti – ha cominciato a fare pressioni costringendo l`intrepido frusinate, di nome Andrea D`Onorio, a ritornare sui propri passi: “Sono stato il primo a vendere a un euro, ma ho dovuto smettere“, ha detto a “Repubblica on-line“ di marteeì 11 marzo. Ma perché il signor D`Onorio aveva deciso di vendere il pane a un solo euro al chilo, prima che tutti gli altri fornai lo rimproverassero? Ecco la risposta di Andrea, semplice come quella del fornaio padovano ma diametralmente opposta nello spirito: “Io non me la sento di aumentare il pane, un bene di primissima necessità“. Purtroppo in questo momento in Italia quasi tutti, invece, se la sentono. E del libero mercato non pare importare granché a nessuno.

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