«Il Norman come la Concordia»
il codacons: «errori del personale e inefficacia dell’ antincendio». la partita dei risarcimenti
BARI «È pieno di fumo, è pieno di fumo … dal tubo antincendio esce fumo non acqua!». Sono le 4.45 del 28 dicembre 2014. Le voci che riemergono da una scatola nera sono quelle dei membri dell’ equipaggio della Norman Atlantic, il traghetto partito da Igoumenitsa, in Grecia, e diretto ad Ancona. Si trova nel bel mezzo del Canale d’ Otranto e a bordo ospita 443 passeggeri, 56 membri dell’ equipaggio e almeno sei clandestini. È l’ inizio di un incubo che causerà la morte di 29 persone, 18 delle quali ancora disperse, e il ferimento di altre 60. Ma è anche l’ inizio della vicenda giudiziaria per 12 indagati e della richiesta di risarcimento milionario avanzata in sede civile da superstiti e parenti delle vittime. Una tragedia che rende l’ incidente della Norman Atlantic sempre più simile a quello della Costa Concordia. Una tappa importante dell’ inchiesta c’ è stata venerdì della scorsa settimana, quando i periti nominati dal gip di Bari Alessandra Piliego hanno depositato la relazione conclusiva sugli accertamenti fatti a bordo della motonave. La Norman, dopo l’ arrivo a Brindisi nelle ore immediatamente successive all’ incendio, fu trainata nel porto di Bari per lo svuotamento e le verifiche sugli impianti antincendio, le scatole nere e le attrezzature di bordo. Il prossimo 20 marzo, tutte le prove raccolte saranno «cristallizzate» nel corso dell’ incidente probatorio alla presenza anche dei pm Ettore Cardinali e Federico Perrone Capano, titolari dell’ indagine. Tra le persone offese nel procedimento giudiziario figura anche il Codacons, i cui consulenti nelle indagini Bruno Neri e Daniele Neri hanno potuto analizzare il lavoro redatto dai periti. «Dalla relazione – affermano – emergono inquietanti interrogativi mescolati a tristi conferme che fanno subito saltare agli occhi alcune singolari coincidenze con l’ altrettanto tragica vicenda del naufragio della Costa Concordia». La rapidità con la quale si è propagato l’ incendio avrebbe fatto sì che parte della sensoristica e della rete di comunicazione di bordo fosse stata irrimediabilmente danneggiata insieme ad alcuni sistemi vitali della nave. «Due i fattori che – dicono ancora i consulenti Codacons -, probabilmente, hanno contribuito alla completa inefficacia delle misure antincendio. Un errore da parte del personale addetto, che avrebbe attivato le valvole del sistema antincendio al ponte 3 anziché al ponte 4 dove l’ incendio si è sviluppato. La mancanza di alimentazione elettrica al sistema antincendio, prima dal quadro generale e poi da quello di emergenza, a causa del mancato aggancio del generatore d’ emergenza». Tra le possibili cause dell’ incendio potrebbe esserci un sovraccarico sulla linea di alimentazione elettrica degli automezzi con celle frigorifere, «i quali risultavano connessi in numero (troppo?) elevato alle prese di energia della nave», affermano ancora i consulenti Codacons. Agghiacciante, infine, la testimonianza di uno degli uomini dell’ equipaggio che subito dopo il disastro aveva dichiarato di aver visto uscire dalle manichette fumo invece che acqua.
giovanni pascoli
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Tags: costa Concordia, Norman Atlantic
