15 Dicembre 2020

Il mondo dello sci contro lo stop degli impianti

Duemila euro a ogni maestro di sci in Piemonte per compensare i mancati guadagni causati dallo stop degli impianti di risalita a Natale. È questa la risposta della Regione ai rappresentanti delle scuole di sci che hanno manifestato in piazza Castello. Erano in 250, in rappresentanza dei tremila maestri di sci e novanta sci club, sotto il palazzo della Regione per chiedere sostegni a un settore messo in ginocchio dall’emergenza sanitaria. Slogan della protesta, rinominata #neveinpiazzacastello, è stato «per voi è hobby, per noi è la- come spiegato anche dal governatore del Piemonte, Alberto Cirio, sceso tra i manifestanti: «Lo sci non è solo sport, hobby e divertimento, è un lavoro dietro il quale ci sono tante famiglie che non possono essere dimenticate – sottolinea – Se da una parte incalziamo il governo perché i ristori devono essere certi e immediati, abbiamo voluto fare la nostra parte col riconoscimento del contributo». Perdere le entrate del periodo natalizio, per chi insegna a scendere sulla neve, significa dire addio al 50% del fatturato della stagione. «Quella di tenere chiusi gli impianti da Natale all’Epifania – spiega Gianni Poncet, presidente di Amsao, Associazione Maestri di Sci Alpi Occidentali che ha promosso la manifestazione – è una decisione gravissima, che peserà più del 40 % del fatturato diretto dopo che siamo già stati costretti a chiudere con due mesi di anticipo lo scorso marzo e aprile. Chiediamo concreti ristori, maggior attenzione, ed un aiuto dallo Stato e dalla Regione perché i danni sull’oggi avranno pesanti ripercussioni che si rifletteranno anche nei prossimi anni». Alla protesta hanno aderito anche il Collegio Regionale Maestri di Sci del Piemonte, l’Amsi Associazione Maestri Sci Italiani, che ne rappresenta 14 mila, l’Arpiet l’associazione dei gestori degli impianti, Federalberghi Torino, l’Associazione Direttori Albergo Piemonte e Valle d’Aosta Ascom, Fisi Aoc. Ma la stretta natalizia, con l’ultima ipotesi di questi giorni che prevede ulteriori strette sul modello tedesco, non piace neanche ai commercianti torinesi. «Se fossero previste ulteriori misure restrittive nel corso delle festività natalizie si creerebbe non solo un gravissimo danno economico per gli operatori el Commercio e della Somministrazione, ma anche insofferenza nella popolazione»: così Maria Luisa Coppa, presidente di Ascom Torino e provincia, una lettera al prefetto di Torino, Claudio Palomba e per conoscenza alla sindaca Chiara Appendino e al governatore del Piemonte, Alberto Cirio. La preoccupazione degli esercenti torinesi arriva dopo l’ennesimo cambio di colore che, ancora una volta di domenica, porta all’affollamento selvaggio delle vie del centro cittadino e ai conseguenti ragionamenti del Governo su nuove restrizioni. Una proposta per permettere ai negozi di rimanere aperti e al tempo stesso di limitare gli assembramenti arriva dal Codacons: «Visto che la situazione è questa – ha detto il presidente Carlo Rienzi – abbiamo chiesto al prefetto di istituire il numero chiuso nelle vie dello shopping di Torino. Nelle vie centrali va limitato l’accesso al pubblico in base alla capienza e alla dimensione delle strade e intensificando i controlli e le multe nei confronti dei trasgressori. Se nei prossimi giorni si assisterà ad altri assembramenti, il Comune sarà denunciato per concorso il epidemia colposa e reati contro la pubblica salute»

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