23 Novembre 2006

Il mistero delle carote d`oro

Prima le zucchine, poi l`insalata e le melanzane, ora la carota: i prezzi dei generi ortofrutticoli rimangono un mistero. Alla produzione – con poche eccezioni – continuano a calare, mentre al consumo aumentano a ritmi vertiginosi. È un po` come se i vagoni in testa a un treno procedessero a velocità folle, mentre gli ultimi continuassero a rallentare. Un nonsenso? Per le leggi della dinamica dei corpi sì, ma quel che è impossibile nella fisica lo diventa eccome nei grandi mercati di consumo dei prodotti alimentari. L`ultimo allarme in ordine di tempo è quello lanciato ieri dai consumatori. Il Codacons, una delle sigle più battagliere nell`universo delle associazioni consumeristiche, ha presentato uno studio che mette a confronto i prezzi all`origine con quelli al consumo per le più diffuse categorie merceologiche dell`ortofrutta. Dando origine a un nuovo giallo: quello delle carote. Il loro prezzo medio all`origine, in fatti, è di 8 centesimi al chilogrammo, che diventano un euro al dettaglio. Una divario talmente ampio da essere comunque inspiegabile. Nel tragitto dal campo alla tavola il prezzo delle radici commestibili più diffuse nella vecchia Europa, aumenta del 1.150%. Ma le sorprese non finiscono qui. A lievitare ben oltre il ragionevole sono anche i prezzi di alcuni frutti di stagione, prodotti addirittura in eccedenza rispetto alla domanda di mercato, come arance, limoni, clementine e kiwi (per il dettaglio si veda la tabella qui a lato) Il fenomeno non è nuovo: da anni la Coldiretti conduce una battaglia per segnalare l`incongruenza di quotazioni alla produzione in calo e prezzi al consumo in aumento. Di nuovo , semmai, c`è che il Codacons, nell`ambito delle manifestazioni contro la Finanziaria, ha chiesto ieri l`incriminazione dei rivenditori di ortofrutta per truffa e aggiotaggio, presentando un esposto all`Antitrust, ai Nas e all`Agenzia delle Entrate. Difficile dire che cosa possa accadere ora. Il fenomeno della moltiplicazione dei prezzi risale all`inizio degli anni Settanta e con l`ingresso sui nostri mercati di materie prime alimentari importate dai Paesi a basso costo della manodopera è andato amplificandosi. Di strano, semmai, c`è la rotazione dei prodotti che di volta in volta balzano in testa alla classifica di quelli con i prezzi “sprint“. In questi mesi, come documenta il Codacons, la carota straccia tutti gli altri prodotti della terra (+1.150%), nell`inverno del 2002 erano le zucchine a tenere banco con rincari superiori all`800%. Poi, nell`estate dell`anno successivo, sono stati i cetrioli, l`anno successivo i fagiolini. È questa rotazione che stupisce. Per limitarci alle sole carote, nel gennaio del 2002 il prezzo alla produzione era di 23 centesimi al chilo, saliva a 67 cent all`ingrosso per arrivare al consumatore a 1,03-1,81 euro al chilogrammo. Ma nell`agosto dell`anno successivo, però a fronte di una sostanziale stabilità all`origine, il prezzo medio al consumo era calato attorno a un euro. Nel gennaio del 2004, però, i cartellini sui banconi della grande distribuzione si erano dimezzati a 50 cent. Alla fine di quello stesso anno, e senza che vi fossero particolari motivi riconducibili alle condizioni climatiche e meteorologiche, i prezzi al consumo erano già risaliti a un euro, mentre quelli alla produzione erano calati a 8 centesimi al chilo. “Ma nel frattempo la quotazione al campo è scesa addirittura a 2 cent al chilo“, spiega a Libero Lorenzo Bazana, responsabile tecnico-economico della Coldiretti, uno dei pochi veri esperti italiani di prezzi dell`ortofrutta. Speculazioni? Aggiotaggio, come sostengono i consumatori? “Di sucuro nella filiera che conduce dal campo alle tavole degli italiani ci sono dei fenomeni poco trasparenti, ma starei attenti a criminalizzare l`intero comparto“, aggiunge Bazana, “a incidere in misura determinante nell`intera catena è la manipolazione dei prodotti, il packaging e la logistica. Pensi che per un barattolo di conserva di pomodoro, la materia prima incide sul prezzo finale appena per l`8%. A farci riflettere è una considerazione: il fenomeno dei rincari macroscopici si verifica anche dove la filiera è molto efficiente e la distribuzione acquista direttamente dai produttori. Ma ci sono delle ragioni precise: gli ortaggi posti in vendita nelle vaschette ai supermercati vengono selezionati accuratamente, c`è uno scarto notevole e la movimentazione in tutte le fasi che si concludono con il confezionamento ha costi non trascurabili. Non si tratta però di un fenomeno soltanto italiano: pensi che negli Stati Uniti dove la concorrenza è spietata e i prezzi al consumo variano molto, si stanno diffondendo i “farmers markets“, mercati e mercatini gestiti direttamente dai produttori, che offrono prezzi particolarmente bassi rispetto alla grande distribuzione. Soltanto a New York ne sono stati aperti ben 18, contando anche quelli stagionali“. In attesa che la stessa cosa accada anche da noi, però, i produttori devono continuare a fare i conti con quotazioni all`origine in calo e consumatori scontenti perché gli stessi ortaggi li pagano sempre di più. “Il fenomeno ha assunto proporzioni tali da indurre alcuni coltivatori a non raccogliere nemmeno i prodotti, come nel caso di angurie e meloni“, aggiunge Bazana: “i costi per raccoglierli erano superiori a quello che il mercato era disposto a pagare e così sono marciti sul campo. Peccato che quando li acquistiamo, da consumatori non ci accorgiamo di nulla“.

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