Il mistero del testo dato alla Lega E il rapper nella notte chiamò il segretario della Cgil
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fonte:
- la Repubblica
di Ernesto Assante Partiamo da un dato di fatto: tutti sapevano tutto quello che sarebbe successo prima della messa in onda. Lo sapeva Fedez, che non ha caso ha registrato la telefonata con la Rai e gli organizzatori del Primo Maggio. Lo sapevano anche loro, ovviamente, guarda caso c’è una registrazione della stessa telefonata anche dal loro capo del telefono. lo sapeva qualcun altro, ovvero i rappresentati della Lega, ai quali qualcuno ha fatto avere in anticipo il testo dell’intervento Fedez ne è convinto e con buona ragione, data la ricostruzione degli orari delle “reazioni preventive” consegnate ai social e alla stampa da Salvini e da altri rappresentanti della Lega ben prima della diretta di Rai Tre, con precisi riferimenti al testo, come quello che riguarda il Vaticano. Dalla telefonata si capisce che Fedez, peraltro, che non è certo un tipo che si accontenta di qualche spiegazione veloce, anzi: visto che qualcuno gli dice che le difficoltà a porter concedere l’ok al discorso derivano dall’esistenza di un regolamento del sindacato che avrebbe vietato simili prese di posizione dal palco, per chiarire ogni dubbio lui non fa altro che chiamare direttamente Landini, alle 3 della notte tra venerdì e sabato, per sentirsi dire che il fantomatico regolamento non esiste. Del resto è fatto così Federico Leonardo Lucia, 31 anni, da Milano, rapper, cantante, performer, autore, produttore, cantautore, manager, imprenditore, influencer e qualcos’altro ancora, «impulsivo e guerrafondaio», come sua madre, dice. certo ogni volta che Fedez si muove succede qualcosa, polemiche, commenti, dibattiti, che si tratti di una canzone, di un video, del matrimonio o della paternità, dell’acquisto di un’auto o di un vestito. Soprattutto quando prende posizione a favore o contro qualcosa o qualcuno. Si potrebbe dire, con una leggera esagerazione, che Fedez mette volentieri in scena le contraddizioni della società contemporanea. Ma a ben guardare per lui le contraddizioni sono poca cosa, così come il concetto di “privacy”, che ha assunto, nell’infosfera in cui Fedez vive, un significato completamente diverso. Fedez ha compreso perfettamente il “peso” specifico della sua fama, e lo “spende”, lo usa, quindi tutto è “condivisibile” utilizzabile: pianto di quando diventa padre, le lacrime sul palco di Sanremo, le immagini dei figli e della moglie. in alcuni casi quello che non è pubblico può diventarlo, co- la telefonata con Capitani e Bonelli prima dell’esibizione al Primo Maggio, che lui stesso ha registrato e diffuso. certo non è un tipo timido, non lo era nemmeno quando ha cominciato: era il 2011, dieci anni fa, quando diceva invitava i suoi fan ad andare alle manifestazioni degli Indignados mandava al diavolo il leghista ed ex ministro Roberto Castelli. Ma il suo prendere posizione avviene in maniera completamente post- appoggiando le battaglie di chi gli appare più in linea con i suoi pensieri (com’è stato per un periodo con Grillo), che rende impossibile potergli affibbiare una qualsiasi etichetta politica. Strenuo difensore dei diritti civili lo è stato da sempre, sia cantando che parlando, scatenando reazioni in ogni associazione e partito possibile, anche se il clima di “guerra” lo ha stabilito principalmente con il Codacons e con la Lega. Chi lo conosce bene dice che Fedez, comunque, non ama avere torto e non vuole essere a tutti costi simpatico, anzi, preferisce diventare antipatico a qualcuno e proseguire per la sua strada. Soprattutto sul lavoro, dove nulla è eterno, molte collaborazioni sono nate e finite per motivi spesso misteriosi. Il lavoro è sostanzialmente un affare di famiglia: la manager di Federico è la madre, la onnipresente e attentissima Annamaria Berrinzaghi. Nulla sfugge al suo controllo. C’è chi lo accusa, di essere più “furbo” che “impegnato”, ma la quota di furbizia (o abilità) gli consente di sfruttare al massimo ogni palcoscenico, così come è accaduto sabato al Primo Maggio: si sono esibiti 40 artisti, ma si parla solo di lui
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