21 Aprile 2011

Il ministro dell’Economia: troppi controlli e burocrazia

 ROMA LE IMPRESE sono oppresse, bisogna imporre uno stop. Giulio Tremonti va alla Camera per parlare del decreto anti scalate e fa il pieno di consensi tra gli industriali, che solo 24 ore prima avevano definito «deludente» il suo piano di riforme per tornare a crescere. Il ministro dell’ Economia, di fronte alla commissione Finanze, spiega che la burocrazia asfissia le aziende e causa costi eccessivi. Quindi, rivolgendosi anche all’ opposizione, propone: «Potremmo lavorare insieme. Abbiamo un quantum di controlli assolutamente incredibile ed eccessivo con costi in tempo perso, stress e occasioni di corruzione. E’ un tipo di meccanismo non di pressione, ma di oppressione fiscale che dobbiamo interrompere: vanno via i vigili urbani e dopo una settimana arrivano gli ispettori». Insomma, esclusi i settori sensibili, come la sicurezza sul lavoro, ciò a cui vuole arrivare Tremonti si può sintetizzare così: «Avere il diritto di dire, non mi rompere più di tanto». Auspicata, ma difficile, anche la collaborazione sul piano per le riforme: «Conosco il documento a cui ha lavorato il Pd e, per usare una parafrasi diplomatico-eufemistica, credo che il lifetime (il tempo di vita, ndr) all’ Eurostat di quel documento non superi i 10 minuti». Soddisfatto il vicepresidente di Confindustria, Alberto Bombassei: «L’ intenzione di allentare i controlli è positiva, l’ evasione non è nelle grandi aziende, ma dappertutto». «Ora aspettiamo i fatti», sottolinea l’ altro vicepresidente, Daniela Bracco. In ambito fiscale, ricorda il presidente di Rete imprese Italia, Giorgio Guerrini, «il 770, le dichiarazioni Iva, comunicazione annuale e rimborsi Iva, costano di pura buriocrazia oltre 2,7 miliardi». Luigi Abete, presidente di Bnl, reagisce invece con una punta di ironia: «Essendo Tremonti il ministro dell’ Economia, se ritiene opportuno che i controlli non siano invasivi non ha da fare altro che applicare la norma, dipende da lui». Analoga la tesi del finiano Enzo Raisi: «Tremonti dimentica di essere il responsabile della politica fiscale e di quei controlli gravosi ed eccessivi di cui parla». Il leader dell’ Idv Antonio Di Pietro incalza: «E’ vero che il sistema delle imprese è bloccato dalla burocrazia, ma il problema non sta nell’ eliminare i controlli, bensì nell’ eliminare la corruzione di coloro che fanno i controlli». Bankitalia infine riprende il tema dell’ evasione: se si rafforza la lotta, si possono abbassare le aliquote. SUSANNA Camusso, leader della Cgil avverte: «Non provino a ridurre i diritti dei lavoratori in nome dei lacci e laccioli sulle imprese». E Raffaele Bonanni, segretario della Cisl fa notare: «Con 120 miliardi di evasione fiscale e 100 miliardi di contributi evasi non si può generalizzare». Anche il Codacons si schiera dalla parte di lavoratori: «Bisogna interrompere l’ oppressione sulle famiglie». Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani torna invece sull’ entità della manovra correttiva dei conti pubblici: «Tremonti smetta di raccontare balle. Le sue carte ci dicono che se va bene entro il 2014 dovremo fare una manovra da 40 miliardi e se va male da 65».

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