15 Febbraio 2017

Il ministro Calenda: Ilva asset importantissimo per l’ Italia Botta e risposta Acelor-Fiom

    Il ministro Calenda: Ilva asset importantissimo per l’ Italia Botta e risposta Acelor-Fiom

    TORINO – «Non commento le cose che hanno a che fare con la magistratura. C’ è un processo di gara che sta andando avanti e si chiuderà nei prossimi mesi. L’ Ilva è un asset industriale importantissimo del nostro Paese». Così il ministro per lo Sviluppo Economico, Carlo Calenda ha risposto ai giornalisti sul futuro dell’ Ilva, a margine dell’ inaugurazione dell’ anno accademico del Politecnico di Torino. «In una stagione in cui l’ Europa ha cominciato con ritardo a difenderci dalla concorrenza sleale è importante riavere un asset che non solo torna a produrre ma a fare investimenti», ha concluso Calenda. FIOM: CI OPPORREMO A SVENDITA DELL’ AZIENDA – «Noi diciamo adesso, ma lo diremo anche lunedì al governo, in occasione della convocazione al Mise per discutere della proroga degli ammortizzatori sociali e della situazione dell’ Ilva nel suo complesso,che se il tema è svendere l’ Ilva e rifare come si è fatto con Emilio Riva, cioè che chi acquista nel giro di sei mesi si ripaga l’ acquisto lasciando il disastro occupazionale e ambientale, su questo terreno la Fiom si metterà di traverso». E’ quanto ha spiegato Rosario Rappa, responsabile nazionale Fiom per la siderurgia, nel corso di una conferenza stampa a Taranto. «Per noi – ha precisato – c’ è un elemento che ci farà capire la bontà delle proposte che faranno le due cordate, ovvero quanto si investe sull’ Ilva a Taranto e in generale sugli stabilimenti. Il vecchio piano industriale presentato da Bondi prevedeva per ambientalizzare lo stabilimento quattro miliardi di investimento. Se uno dice, come ha fatto ieri Arcelor Mittal, che non può o non vuole riattivare l’ altoforno 5 perché costa 300 milioni rifarlo, è chiaro che per noi è una cosa illogica. Da questo punto di vista aspetteremo anche l’ altra proposta della cordata formata da Arvedi con Del Vecchio, Cassa Depositi e Prestiti e Jindal steel. Il 3 marzo – ha concluso – avremo chiaro quali saranno le due proposte, ma ci sono all’ orizzonte tante perplessità». «Fatemi usare questo termine: la mia valutazione è che c’ è una gestione ‘allegrà dell’ Ilva da parte dei commissari», ha poi sottolineato Rappa alla vigilia dell’ incontro al Mise di lunedì prossimo per discutere degli ammortizzatori sociali, a cui parteciperà anche il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. «Io – ha precisato Rappa – ho guardato i numeri, raffrontando la cassa integrazione del 2013 e la cassa integrazione avviata in questi giorni. Noi siamo in una situazione in cui, a fronte di una riduzione nello stabilimento di Taranto di circa mille dipendenti dal dicembre di quattro anni fa, abbiamo avuto una implementazione di impiegati da 1.272 a 1.719. Cosa sia successo per arrivare da questa migrazione da fascia operaia a impiegati qualcuno dovrà pur spiegarcelo. Così come – ha aggiunto – abbiamo avuto una lievitazione di dirigenti, passati da 18 a 30. E poco si sa delle consulenze». I numeri annunciati «della cassa integrazione straordinaria, ovvero i cinquemila esuberi, sono – ha obiettato Rappa – inconcepibili, ingiustificati per le dichiarazioni da loro fatte in questi giorni in audizione, nella relazione, perché hanno spiegato al mondo che avevano ridotto le perdite, che avevano aumentato la produzione e in effetti siamo quasi a sei milioni, e poi che c’ è un trend in positivo anche rispetto ai prezzi di mercato. Di fronte al fatto che noi abbiamo avuto mediamente da 1.200 a 1.800 lavoratori con contratto di solidarietà e al fatto che siamo passati a sei milioni annui di tonnellate d’ acciaio, la dichiarazione di esuberi da duemila a cinquemila è ingiustificata. Se c’ è qualcuno che pensa – ha concluso Rappa – di prendere il lavoratore e di metterlo in cassa integrazione come esubero strutturale, la Fiom non sarà disponibile a trattare». ACELORMITTAL: FALSA IDEA DI CHIUDERE – «Abbiamo aggiornato il nostro approccio per la produzione di Ilva anche in ottemperanza a quanto richiesto dall’ Aia: produrremo 6 milioni di tonnellate nei 3 altiforni di Ilva. Comunque, forniremo anche 2 milioni di tonnellate addizionali di bramme per l’ attività di finitura, arrivando quindi a 8 milioni di tonnellate totali». Così il gruppo AcelorMittal precisa rispondendo alle dichiarazioni di Rosario Rappa, responsabile nazionale Fiom per la siderurgia. «L’ idea che vogliamo chiudere Ilva – affermano dal colosso siderurgico in corsa per l’ acquisizione del gruppo siderurgico italiano – è totalmente priva di qualsivoglia fondamento. Al contrario, ci impegneremo a fondo per riportare Ilva alla sostenibilità economica e siamo convinti di essere la sola azienda che possa vantare l’ esperienza e i risultati comprovati per farlo con successo». CODACONS: RESPINGERE PATTEGGIAMENTI ANCHE A TARANTO – «Anche nel processo di Taranto si chiuda la porta a qualsiasi possibilità di accordo in favore degli imputati». E’ quanto auspica il Codacons all’ indomani della decisione del gip di Milano, Maria Vicidomini, di respingere le richieste di patteggiamento avanzate da Adriano, Fabio e Nicola Riva, nell’ ambito del procedimento con al centro il crac del gruppo. «La sproporzione tra le pene concordate – osserva il Codacons – e la gravità dei reati che ha condotto il Gip milanese a respingere la richiesta di patteggiamento trova perfetta rispondenza anche nel processo in corso a Taranto per il presunto disastro ambientale causato dall’ Ilva. Non è in alcun modo pensabile che si possa giungere a patteggiamenti o accordi con chi è accusato di gravissimi reati e di aver distrutto l’ ambiente e portato migliaia di tarantini ad ammalarsi anche gravemente». Per tale motivo, conclude l’ associazione, che nel processo a Taranto rappresenta numerosi residenti affetti da malattie legate all’ inquinamento dell’ aria, «ci opporremo a qualsiasi ipotesi di patteggiamento e chiederemo alla Corte d’ Assise di Taranto di rispedire al mittente proposte di accordi avanzate dagli imputati, così come ha fatto il Tribunale di Milano

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