7 Ottobre 2015

Il ministero cerca soluzioni ma la strada è in salita: coro di «no» e ricorsi già pronti

Il ministero cerca soluzioni ma la strada è in salita: coro di «no» e ricorsi già pronti

Una bolletta più cara di 16 euro ogni bimestre, per finanziare le battute della Littizzetto e i superstipendi dei dirigenti Rai. Al Mef si susseguono le riunioni dei tecnici per mettere a punto il nuovo sistema di riscossione del canone Rai attraverso le bollette elettriche, come annunciato dal premier Renzi («Oggi costa 113 euro, l’ anno prossimo 100, chi è onesto paga e paga meno») e confermato in serata dal ministro dell’ Interno Angelino Alfano a Ballarò («Saremo pronti l’ anno prossimo»). I problemi da risolvere sono tanti e complicati, per questo il progetto studiato già da governi precedenti è stato poi sempre accantonato. Sono pochi i paesi dove la tv pubblica si finanzia con la bolletta: Cipro, Macedonia, Portogallo e Grecia, dove la Corte costituzionale ha espresso forti dubbi. L’ obiettivo del governo italiano è recuperare l’ evasione del canone Rai (sarebbero 600 milioni di euro l’ anno in più per Viale Mazzini) agganciandolo ad un servizio essenziale come la corrente elettrica. Ma se il fine è chiaro, il modo per raggiungerlo no. Fonti del Mef riferiscono di un clima ottimistico per trovare la soluzione (mentre assicurano che il canone non dovrà essere versato per seconde o terze case), ma già all’ orizzonte si vedono molte nubi. Non ci sono solo sul piede di guerra i consumatori (associazioni come Codacons e Adusbef annunciano piogge di ricorsi e «azioni clamorose» di boicottaggio per opporsi al canone in bolletta, invitando gli utenti a pagare solo la quota legata ai consumi elettrici), e l’ opposizione in Parlamento, ma anche – e contano molto di più – i colossi dell’ energia elettrica, che non vogliono accollarsi gli oneri della riscossione di una «tassa» che non c’ entra nulla con la fornitura di energia. Per quanto siano tutti di nomina renziana, i vertici del settore stanno manifestando grande nervosismo per la mossa di Palazzo Chigi. Secondo Patrizia Grieco, presidente di Enel, infilare il canone tra le voci accessorie della bolletta è difficile sia tecnicamente, per i sistemi di fatturazione, sia, probabilmente, anche da un punto di vista giuridico». E non è sicura, aggiunge la presidente Enel, che i problemi «siano risolvibili». Non è servito finora il pressing fatto sul premier da Chicco Testa, amico personale di Renzi e presidente di Assoelettrica, l’ associazione che rappresenta i più grandi gestori elettrici tra i 120 che operano in Italia, molti privati. Che si dovrebbero trasformare in riscossori, con tutte le complicazioni e costi conseguenti, che potrebbero far aumentare ulteriormente la bolletta. Insomma, «un gran pasticcio» lo definisce Testa. Soprattutto perché manca il presupposto dell’ imposta: non è detto che chi ha la luce in casa abbia anche la tv. E poi, un contratto elettrico lo hanno anche negozi, fabbriche, uffici dove la tv non esiste, ma che potrebbero trovarsi in bolletta il canone. E cosa succede se non si vuol pagare l’ abbonamento Rai perché non si possiede una tv? Staccano la corrente? Per questo, raccontano fonti Mef, il governo punterebbe a modificare la legge sulla tv pubblica, trasformando di fatto il canone in una (ennesima) accisa. L’ accisa Rai.
paolo bracalini

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