21 Marzo 2016

Il Massimo chiuso da oltre 50 anni Codacons: in cima alle incompiute

Il Massimo chiuso da oltre 50 anni Codacons: in cima alle incompiute
Il teatro comunale simbolo del fallimento delle amministrazioni cittadine

E’ stato collocato in cima all’ elenco delle opere pubbliche incomplete siracusane. Una lista stilata dal Codacons, che ha individuato in tutt’ Italia centinaia di opere iniziate e mai completate, per le quali sono stati spesi miliardi di soldi pubblici senza averne un ritorno. La lista comprende diverse opere pubbliche incompiute anche in Sicilia (la regione con il numero delle incompiute superiore a tutte le altre) e in provincia di Siracusa. Il simbolo per il capoluogo rimane sempre il teatro comunale da oltre un cinquantennio ormai chiuso e per restaurare il quale sono stati spesi tanti soldi in questi decenni. Attorno al teatro massimo di Siracusa aleggia una sorte avversa sin dai suoi albori. La storia racconta che nel Settecento, durante i festeggiamenti di Santa Lucia, erano invitate le compagnie drammatiche a tenere spettacoli nella sala del palazzo comunale. S’ iniziò a parlare di un teatro stabile agli inizi del 1797 quando il marchese Tommaso Gargallo annunciò la donazione del palazzo contiguo alla chiesa e al monastero dell’ Annunziata da parte del principe della Cattolica. Sembrava che tutto scorresse verso la giusta direzione ma il teatro non venne edificato e, secondo una clausola contenuta nell’ atto di donazione, l’ edificio divenne di proprietà del marchese Gargallo. Sono dovuti trascorrere altri ottant’ anni e arrivare al 1859 per tornare a parlare della costruzione del teatro che doveva nascere in luogo dei magazzini che il marchese aveva fatto realizzare sulle rovine del palazzo dei principi della Cattolica. La posa della prima pietra avvenne, però, il 14 marzo 1872 mentre la direzione dei lavori fu affidata all’ ingegnere Antonio Breda. La spesa prevista per la costruzione dell’ opera era di 154mila lire e cinque anni di tempo per realizzarla. Un anno dopo l’ inizio dei lavori, la cifra stanziata risultò insufficiente e l’ impresario Antonio Mascari chiese al consiglio comunale di stanziare una nuova somma. I lavori furono ripresi nel settembre 1875 per essere nuovamente sospesi tre anni dopo perché la costruzione delle opere del teatro lasciava a desiderare. Ci rimise il posto l’ ingegnere Breda, sostituito da un ispettore dei lavori del teatro in costruzione, Giuseppe Damiani Almeyda. Questi propose diverse opere per completare il teatro, modificando il progetto originario. Il teatro massimo di Siracusa ebbe vita breve e molto accidentata. Di fatto, ancora oggi il teatro non è stato ultimato. Gli interventi eseguiti negli anni 50 del secolo scorso fino al 1998 sono stati spesso peggiorativi dello stato dei luoghi. Come riportato nel volume “Siracusa la ricostruzione”, “Alle soglie del 2000 l’ edificio era in stato di abbandono, con evidenti segni di dissesto statico, spoglio di tutti gli arredi e di alcuni fregi e con le parti pittoriche molto degradate”. Tra il 1999 e il 2000 sono state restaurate le parti pittoriche di palchi e volte per un importo complessivo di 439 mila euro. Tra il 2000 e il 2002 è stato eseguito un intervento di consolidamento per un importo di 2 milioni 317 mila euro che ha permesso di sistemare la copertura, le murature principali e la costruzione delle passerelle. Con un successivo intervento con i fondi della legge 433 sulla ricostruzione post sisma, affidato al centro regionale per il restauro. Nel 2010 il Comune ha acceso un mutuo per completare gli impianti elettrici e idrici. Dopo quei lavori, però, si è scoperto che l’ impianto antincendio era danneggiato, ciò ha determinato un contenzioso con la ditta. L’ 8 ottobre 2013 il teatro ha aperto le porte per ospitare una serata legata all’ inaugurazione di uno spot televisivo di Dolce & Gabbana. I due stilisti hanno donato, in quell’ occasione, due lampadari di Murano del costo di 20 mila euro, collocati nel foyer del teatro. Dopo quell’ evento, sono state organizzate diverse visite guidate per fare prendere coscienza ai siracusani e ai visitatori dello stato dei lavori ma ancora manca qualcosa prima che possa essere reso agibile il teatro. Nel mese di gennaio scorso è pervenuta la relazione da parte del comando regionale dei vigili del fuoco con tutte le indicazioni che consentiranno di risolvere il problema dell’ impianto antincendio. Gli uffici al Centro storico hanno studiato un bypass che consentirà di rispettare le norme di sicurezza e di ottenere così l’ agibilità. «La nostra priorità è quella ottenere l’ agibilità per poter organizzare anche spettacoli teatrali – conferma l’ assessore al Centro storico Italia – e avere ottenuto tutte le prescrizioni da parte del comando regionale dei vigili del fuoco è certamente un passo avanti. Per poter realizzare questa soluzione tecnica servono tra 200 e 250 mila euro e in questo momento, considerando anche la situazione di bilancio del Comune, queste risorse non ci sono. Ciò non toglie che l’ amministrazione comanale è impegnata per reperirle e poter così avviare gli interventi». L’ assessore Italia ha già più volte espresso la propri idea sull’ utilizzo che bisognerà fare del teatro comunale. «La funzione principale è quella di ospitare spettacoli – dice – ma noi riteniamo che limitare il suo uso solo a teatro sarebbe riduttivo. Siamo convinti che debba diventare un luogo di produzione culturale, in cui organizzare mostre, convegni e conferenze». Che ci sia tanta attenzione e curiosità verso quest’ opera pubblica, assurta ormai nei decenni come simbolo delle incompiute della città, è confermato dalle oltre 3mila persone che la scorsa estate in un solo weekend hanno varcato la soglia dello stabile di via del Teatro per visitarne l’ interno e apprezzare l’ opera di restauro complessivo fino a quest’ oggi realizzata. Intere generazioni di siracusani non conoscono il teatro comunale mentre padri e nonni hanno ricordi sfumati di quel teatro in cui, insieme con gli spettacoli, si organizzavano serate danzanti. Gli ultimi vagiti del teatro, infatti, risalgono al lontano 1957 quando, dopo la rappresentazione de Il Trovatore di Verdi, de La Boheme di Puccini, de La Cavalleria Rusticana di Mascagni e de I Pagliacci di Leoncavallo venne chiuso a causa dell’ abbattimento del Palazzo Barresi. FRANCESCO NANIA.

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