22 Giugno 2007

Il marcio universo Gea

Il marcio universo Gea
Al via il processo per Calciopoli, nessuno degli imputati, da Luciano Moggi a Davide Lippi, si è affacciato in aula. Respinte le richieste di Gaucci, Codacons e Spinozzi

Roma L`occasione è solenne, ma nell`abituale caos del tribunale di Roma non se ne accorge nessuno. Aula 10, primo piano palazzina A, piazzale Clodio. La cancelliera si sporge dall`aula con voce tonante: “Luciano Moooooggi e altri“ urla. Inutile: nessuno degli imputati del primo processo penale nato dalle inchieste di Calciopoli ha scelto di farsi vedere in aula. Comincia il processo alla Gea, la società di procuratori sportivi che taglieggiava giocatori, allenatori e procuratori rivali per imporre il proprio dominio sul mondo del calcio. Sei dirigenti della società, tra cui Alessandro Moggi figlio di Luciano, anche lui indagato, e Davide Lippi figlio di Marcello che invece non è mai stato sfiorato dalle indagini. La dice chiara il pm Luca Palamara: “Non è un processo all`intero mondo del calcio, ma a un settore strategico, quello del mercato, in cui acquisire le procure e consentire ai giocatori di militare in una squadra piuttosto che in un`altra rafforza il potere di club e dirigenti, perché crea un sistema perverso lesivo delle aspettative di giocatori e procuratori. Sotto accusa sono le modalità illecite con cui venivano acquisite queste procure sportive dai calciatori cui veniva prospettata la possibilità di giocare in club blasonati a patto che si affidassero completamente alla Gea World“. L`ex direttore generale della Juventus, Luciano Moggi, il figlio Alessandro, Davide Lippi e gli agenti Franco Zavaglia, Pasquale Gallo e Francesco Ceravolo, sono tutti imputati di associazione per delinquere finalizzata all`illecita concorrenza con minaccia o violenza e violenza privata. L`obiettivo della procura romana è dimostrare davanti al tribunale che la Gea World, nata nel 2001 dalla fusione tra Football Management (di Moggi jr e Zavaglia che acquisivano procure sportive) e la Gea Athletic (che tutelava l`immagine degli atleti), aveva messo in piedi “un meccanismo collaudato e collegato“ che andava avanti con metodi minacciosi: “A un calciatore veniva detto: o mi dai la procura oppure non giocherai in una squadra importante“. E la Vecchia signora si prestava al gioco con particolare entusiasmo: “L`azione di influenza di Moggi senior era così diffusa nel mondo del calcio – ha raccontato Palamara – che il dirigente che si avvicinava per la prima volta all`ambiente doveva andare da lui per capire in che modo avrebbe dovuto esercitare la propria attività“. Portare in aula il sistema Gea non sarà facile. I pm Maria Cristina Palaia e Luca Palamara hanno chiesto un centinaio di testimoni e la sola Giulia Bongiorno, che difende Alessandro Moggi, ne ha chiesti duecentocinquanta. Nell`elenco di quattrocento nomi c`è, praticamente tutto il modo del calcio, a cominciare dai vertici del governo del football, come l`ex presidente Carraro, l`ex vice presidente Mazzini, e poi giù giù fino ai responsabili di quasi tutte le società di calcio di serie A, agli allenatori Zeman, Ancelotti, Lippi, ai calciatori David Trezeguet, Pavel Nedved, Fabio Cannavaro agli ex dirigenti Ermanno Pieroni, Antonio Giraudo, Francesca Tanzi e Massimo Cragnotti. Il presidente della corte Luigi Fiasconaro, che giudica con rito immediato, vuole tenere tempi rapidi e profilo bassissimo. Dalla costituzione di parte civile è stata esclusa l`associazione di consumatori Codacons e pare che già dalla prossima udienza (il 10 luglio) le telecamere saranno lasciate fuori dall`aula del dibattimento.

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