Il latte sta diventando un prodotto di lusso
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fonte:
- Il Messaggero
Il latte sta diventando un prodotto di lusso. Sugli scaffali si vende a 1,45 euro, il 7% in più rispetto al 2006. E si profilano ulteriori rincari. La denuncia è delle associazioni dei consumatori. Eppure, nella stalla, un litro di latte appena munto viene pagato all`allevatore solo 33 centesimi. Ma chi lo acquista al supermercato lo paga quattro volte tanto. Dalla mucca allo scaffale il prezzo si quadruplica. Di chi è la colpa? Come nel caso di altri prodotti i “ricarichi“ via via maggiori avvengono lungo la filiera di produzione. Trasporto, lavorazione, imbottigliamento, distribuzione, una catena che nessuno riesce a controllare. Risultato: se non ci fosse la Gran Bretagna con la busta di latte a un pound e venti, pari a 1,80 euro, il latte italiano sarebbe il più caro d`Europa. Ma mettiamo cinque capitali a confronto: i prezzi si commentano da soli. A Madrid un litro di latte fresco viene venduto a 0,75 centesimi di euro, a Berlino 0,90, a Parigi 0,90, a Roma 1,45, a Londra 1,80 (nella tabella in pagina ci sono anche i dati del 2004, da noi l`aumento è stato dell`11,5%). La Germania ha avuto l`incremento maggiore, con un più 64%, va però detto che il balzo è avvenuto tre settimane fa, dopo che il latte per anni era rimasto fermo a 0,55 centesimi di euro e comunque il prezzo resta inferiore ad un euro. “In Italia sono penalizzati allevatori e consumatori – sostiene la Confederazione italiana agricoltori – I nostri allevatori spendono mediamente dai 24 ai 27 centesimi di euro per produrre un litro di latte e il prezzo che gli viene corrisposto è di poco superiore, con un ricavo medio per litro che non supera i 5-8 centesimi di euro. Agricoltori e consumatori sono penalizzati nella stessa misura“. Dunque, se il governo farà il monitoraggio che ha promesso dovrà mettere sotto la lente d`ingrandimento l`intera filiera. La Coldiretti rincara la dose: “Dalla stalla alla tavola il latte aumenta del 325 per cento“. L`Assolatte replica così: “Gli aumenti – dice Giuseppe Ambrosi – sono molto contenuti, gli italiani pagheranno solo tra i 10 e i 20 euro all`anno a persona in più. I ritocchi dei prezzi al consumo dipendono dall`aumento mondiale della domanda e dall`aumento dei costi dell`energia. A questo si aggiungono la siccità e altri fattori strutturali“. Intanto, contro il caro-latte e i rincari di generi di prima necessità, dalla pasta al pane, agli ortofrutticoli, alle bollette energetiche, Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori hanno indetto uno sciopero dei consumi per il 13 settembre. Ma anche i prossimi giorni non promettono nulla di buono. Oggi c`è lo sciopero dei Cobas. Sì, loro, quelli delle “quote“. Attualmente producono 600 milioni di litri l`anno fuori quota. Ricevono multe, non le pagano, e si rivolgono al Tar, che gli da ragione. Chiedono la liberalizzazione e per ottenerla minacciano di interrompere le forniture.
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