11 Gennaio 2003

Il latte rincara del 21% con l`euro

Il latte rincara del 21% con l`euro

I consumatori: «Una stangata
di oltre 160 mila lire l`anno»

Franco Conte chiede ai sindaci di creare degli osservatori





Il prezzo del latte? E` finito alle stelle. In un anno è aumentato del 21% ma l`Istat non ha fotografato la stangata perché il prodotto non entra nel paniere tipo dell`indice di inflazione. Lo scorso anno si spendeva mediamente 1,06 (2052 lire) oggi siamo a 1,29 (2497 lire).
Su chi scaricare le colpe? Sulle aziende che producono il latte o sulla catena dei negozi? In attesa di una risposta, le associazioni dei consumatori sono partite alla carica, minacciando guerre legali con i commercianti.
Franco Conte, presidente regionale del Codacons, è profondamente indignato per il boom dell`inflazione, spinta alle stelle dall`introduzione dei prezzi in euro. Tutto è rincarato, tranne la carne.
«Quest`aumento del latte fresco è assolutamente vergognoso», dice il presidente Conte, «e se la notizia fosse venuta fuori qualche sera fa alla trasmissione Porta a Porta di Bruno Vespa, chissà come avrebbe replicato l`Istat di fronte a un rincaro del 21%. L`aumento del caro-vita stavolta ha superato l`ultimo stadio della tolleranza».
Bastano due conti banalissimi per capire come il caro-latte incida sul portafoglio annuale di una famiglia media che consuma ogni giorno 1 litro di latte fresco. Fatti i conti, quelle 446 lire (appena 23 centisimi di euro) diventano 162 mila lire in un anno. Un vero salasso.
E` all`interno di questo contesto che trovano giustificazione i graffianti sfoghi e le proposte di Conte: «Ci mancava anche il latte: ciò conferma quanto i dati dell`Istat siano lontani dalla realtà. Dopo il grido d`allarme è giunta l`ora di passare alle iniziative concrete».
Quali? «Innanzitutto abbiamo già chiesto un incontro con il presidente della Regione Galan», prosegue Conte, «per stabilire strumenti e organi competenti a fotografare realmente la situazione nei negozi. A livello comunale, invece, bisogna lavorare in sinergia con i sindaci per creare degli Osservatori di vigilanza con potere giuridico di emettere sanzioni ai commercianti, laddove questi oltrepassino i limiti di tolleranza sugli aumenti, preventivamente stabiliti rispetto alla fonte d`acquisto».
L`idea è chiara: obbligare i commercianti a fare dietrofront. «Chi ha splafonato», rincara la dose Conte, «rientri subito dentro i limiti, altrimenti entro un mese noi avvieremo delle indagini. La Confcommercio e la Confesercenti devono poi smetterla di assumere il ruolo di rappresentanti delle categorie senza accollarsi la responsabilità sull`eticità dei comportamenti dei propri associati».
L`obiettivo è bloccare gli aumenti smascherando chi esagera: «Di fronte alla violazione accertata», provoca Conte, «bisogna applicare una sanzione di almeno 500 euro in sinergia con le associazioni di categoria e, in caso di recidività, intervenire con una pubblicità sulla stampa locale in cui si avvisano i consumatori che in determinati negozi il prezzo del latte o di altri prodotti è fuori listino».
Ben più morbido nei contenuti è Roberto Nardo dell`Adiconsum Padova della Cisl, secondo il quale questo «spropositato» rincaro conferma che i dati emanati dall`Istat non rispecchiano la spesa alimentare quotidiana delle famiglie: «Con un litro di latte al giorno se ne vanno ben 160 mila lire in più all`anno dal bilancio delle famiglie, e purtroppo di questo bene primario di consumo alimentare, assolutamente determinante per la crescita dei bambini, non si può fare a meno. E` ora di porre un freno a tutto ciò ma, soprattutto, è più urgente che l`Istat la smetta di prendere in giro gli italiani con indici di inflazione che cozzano col buon senso».

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