8 Dicembre 2010

Il greggio sfonda i 90 dollari al barile

Non si arresta la corsa al rialzo del petrolio ROMA Non si arrestano i rialzi dei prezzi dei carburanti. Dopo la fiammata di lunedì, anche ieri i listini hanno registrato qualche ritocco all’ insù, con la verde a 1,455 euro al litro e il diesel a 1,334 euro alla Tamoil. I rincari sono stati innescati dall’ aumento delle quotazioni internazionali del petrolio e dei prodotti Platts che continuano la loro corsa al rialzo, soprattutto sulla spinta della domanda dei fondi di investimento che hanno scelto le materie prime come beni rifugio privilegiati. Complice anche il nuovo passo indietro del dollaro, a New York il greggio è così arrivato ad infrangere il tetto di 90 dollari, portandosi ai massimi da oltre due anni, e lo stesso ha fatto il Brent che a Londra è salito al livello più alto da 26 mesi, oltre 92 dollari. Bonus, pressing dei gestori Per correre ai ripari, il ministero dello Sviluppo economico sta continuando a lavorare alla riforma complessiva del settore, ma sta anche studiando nell’ immediato l’ ipotesi di un bonus fiscale. L’ obiettivo del ministro Paolo Romani e del sottosegretario allo Sviluppo economico, Stefano Saglia, sarebbe quello di inserire il bonus, il cui valore si aggirerebbe tra i 20 e i 25 milioni di euro, all’ interno del decreto milleproroghe, ma la decisione ultima al riguardo spetta al Tesoro. La misura è fortemente voluta dai gestori: una volta ottenuto lo «sconto», i sindacati di settore potrebbero infatti presentarsi più bendisposti al tavolo della riforma, che si prolunga ormai da mesi senza una stretta definitiva. Si continua a lavorare, poi, alla riforma della rete di distribuzione che, assicura Saglia, verrà varata dopo il voto di fiducia del 14 dicembre. Di fronte ai continui rialzi si susseguono intanto denunce e appelli delle associazioni dei consumatori. Il Casper, il Comitato che riunisce Adoc, Codacons, Movimento Difesa del Cittadino e Unione Nazionale Consumatori, ha presentato un esposto all’ Antitrust chiedendo un’ indagine contro i rincari «sospetti» degli ultimi giorni. Federconsumatori chiede invece l’ introduzione dell’ accisa mobile, visto che con gli aumenti oltre alle compagnie petrolifere c’ è «un altro soggetto che lucra in misura notevole sull’ aumento dei carburanti, cioè lo Stato». L’ Unione petrolifera ribatte che gli aumenti «sono la conseguenza del peggioramento delle condizioni sui mercati petroliferi internazionali tornati al centro di fortissime pressioni» e bolla come «pretestuosi e fuorvianti gli attacchi di alcuni politici». «Visto che Saglia, in un momento così difficile, trova il tempo di scherzare, gli ricordiamo che a Cuba il prezzo della benzina è meno della metà del nostro e che, dagli Stati Uniti ai principali Paesi europei, passando per la Russia del loro amico Putin, la benzina costa sempre dal 20 al 40% in meno che da noi. Il Pd attacca l’ esecutivo Il problema italiano è il «collateralismo di un governo incapace con i petrolieri», attacca il Pd Francesco Boccia. Boccia aggiunge che «negli ultimi dieci anni questo governo ha avuto la responsabilità di regolamentare il settore per otto anni e il risultato è sotto gli occhi di tutti. Adesso l’ annuncio di una riforma dopo la fiducia è poco credibile. Noi abbiamo chiesto in Parlamento più volte, avanzando proposte mirate, un intervento per bloccare evidentissime speculazioni». «Siccome il rialzo non dipende dal petrolio, è evidente che ci sono forti speculazioni in corso. Saglia prenda l’ esempio da Stati Uniti, Russia o Cuba». La Cgia di Mestre denuncia infine come per i tir il costo del pieno sia lievitato di quasi il 20%, ovvero di oltre 100 euro. nascosto –>

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