10 Gennaio 2002

Il governo: l?euro-inflazione non allarma

Il Comitato per la moneta unica: infondate le stime pessimistiche. Depurato dall?effetto-tariffe l?impatto con la nuova valuta oscillerebbe intorno allo 0,1%
Il governo: l?euro-inflazione non allarma
Oggi i dati dell?Osservatorio prezzi: bene i supermarket, incrementi contenuti nei piccoli negozi

ROMA ? L?euro-inflazione? Non ci sarà. Il governo getta acqua sui pronostici incendiari che attribuiscono al changeover la responsabilità di un picco dell?indice dei prezzi a gennaio. Gli aumenti sono stati enfatizzati, fa sapere il Comitato per l?Euro del ministero per l?Economia, perché in realtà ad essi hanno corrisposto numerosi casi di riduzione o di arrotondamento verso il basso. E il Comitato, che ieri l?altro ha riunito il primo esecutivo dopo l`avvio della doppia circolazione, giudica che l`operazione stia avvenendo in modo soddisfacente.

Dal canto suo, l?Osservatorio prezzi del ministero per le Attività produttive ha concluso la sua prima istruttoria post-euro. I risultati completi dell?indagine saranno noti oggi. Ma i primi indizi sembrano confermare la tesi secondo cui l?euro-inflazione propriamente detta, al netto insomma, degli aumenti di tariffe e servizi scattati in concomitanza (e non a causa) dell?avvento della moneta unica, difficilmente supererà, a gennaio, lo 0,1%; e comunque non minaccia effetti sul tetto annuale di inflazione programmata (2%).

L?Osservatorio ha preso in esame dati provenienti da otto città capoluogo (tra esse Bari, Bologna, Cagliari, Padova) e li ha attinti monitorando bar ed esercizi commerciali, alimentari e non, di tutte le dimensioni (grande e media distribuzione, piccoli negozi). E il primo sguardo ai risultati consegna una patente di euro-correttezza ad iper e supermercati. Qui l?indagine ha rilevato comportamenti corretti, anzi esemplari, nella prezzatura come negli arrotondamenti. Chiaro che la Gdo, capace di spalmare costi e ricavi su mille merci, ha colto al balzo e con intelligenza l?occasione per strappare clienti ai negozi e mercati rionali, grazie anche ad un?offerta completata da una buona assistenza ai clienti alle prese con i dubbi da doppia circolazione.
Più contradditori, invece, i dati relativi ai piccoli. Qui, l?Osservatorio si è trovato in mano le prove di un certo numero di deviazioni. Ma da non drammatizzare troppo. La percentuale di furbi o inetti, su una base imponente come quella degli 1,2 milioni di negozi presenti in Italia, è fisiologica. In più, nella città dove è affiorato il numero maggiore di anomalie, ad un 10% di negozi che praticavano aumenti oscillanti tra il 3 e il 28% sulle merci in vendita, ha fatto da contrappeso, almeno parziale, un 3% di esercizi che praticavano invece ribassi di prezzo tra il 2 e il 23%.
Alla lunga, e sui grandi numeri, pro e contro dovrebbero insomma sostanzialmente bilanciarsi, secondo i tecnici dell?Osservatorio, che chiuderanno con un verdetto ?tranquillo“ il bilancio atteso per stamane.
Per avere il polso esatto della situazione, occorrerà comunque attendere. Il 17 gennaio, l?Istat – che si è presa una settimana di più rispetto alla scadenza abituale del 10 del mese – fornirà i risultati di monitoraggio dei prezzi al consumo, ma relativi a dicembre. La stima degli indici di gennaio sarà pronta invece il 1 febbraio. Mentre il nuovo paniere (viene aggiornato ogni anno) e la nuova ponderazione per ciascun prodotto relativa al 2002 sarà resa nota il 25 gennaio. La stessa data attorno a cui i Comuni interessati dovrebbero fornire le cifre relative alle città campione.
Non sono finiti, intanto, i disagi da changeover. Le banche restano ancora la frontiera più difficile per semplici clienti e operatori professionali. Le file, ieri, si sono mediamente ridotte. Ma le chiusure anticipate degli istituti, causa coda eccedente, continuano: e il ritorno alla normalità, specie nelle filiali maggiori nelle aree al centro delle aree business delle grandi città, è ancora un desiderio. Gli ultimi due giorni sono stati pesantissimi soprattutto per gli operatori di società varie, alle prese con un numero di operazioni alto e con scadenze cogenti, e che in troppi casi non sono ancora riusciti neppure ad arrivare ad uno sportello. E il Codacons ha intentato la prima causa per ?danno da fila“: due milioni il risarcimento chiesto, attraverso l?associaziome, dalla cliente di una filiale capitolina della Banca di Roma.

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