Il governo del cambiamento nel ginepraio delle nomine
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fonte:
- Avvenire
niente intesa sulla rai, slitta anche il rinnovo di cdp
ROMA Il governo del cambiamento alla prova delle nomine. Le partite più importanti e urgenti sono quelle del rinnovo dei vertici Rai e di Cassa depositi e prestiti. Due partite complesse, ma soprattutto il rinnovo del vertice di Viale Mazzini è il nodo al momento quasi inestricabile, perché si va a intrecciare con l’ altra partita ancora in fase di stallo, quella sulle commissioni di garanzia, per le quali il Pd ieri ha fatto sapere (attraverso i capigruppo Andrea Marcucci e Graziano Delrio) che «in assenza di accordo con le altre forze politiche », non comunicherà i nomi dei suoi componenti. Stessa scelta da Forza Italia. Il termine per indicare le designazioni scadeva ieri sera, c’ è da definire la composizione del Copasir, della Giunta per le elezioni e delle immunità e – appunto – della Commissione di Vigilanza sulla Rai. Nel contratto di governo si prevede una Rai da «sottrarre alla lottizzazione», in questi mesi si sono susseguiti vari propositi da parte di M5s (l’ ultimo di Beppe Grillo, che di recente ha proposto due reti sul mercato e una senza pubblicità), ma intanto con il Cda attuale scaduto a fine giugno, la procedura di rinnovo è ancora quella approvata dal governo Renzi nel 2015, che prevede un Cda a 7 componenti, 2 per ogni ramo del Parlamento, 2 di nomina governativa e 1 eletto dai dipendenti. Mercoledì della prossima settimana Camera e Senato sono convocate proprio per eleggere i propri rappresentanti al vertice del servizio pubblico, dal giorno dopo toccherà al governo fare i suoi due nomi (uno dei quali, a nome del Tesoro, azionista di riferimento, sarà l’ amministratore delegato), mentre per tutta la giornata del 19 i dipendenti dovranno votare online il loro rappresentante. Sono ben 236 i candidati che si sono fatti avanti presentando i loro curricula. Oltre agli uscenti Rita Borioni, Carlo Freccero, Arturo Diaconale, Giancarlo Mazzuca e Franco Siddi che intendono riproporsi, ci sono i volti noti Michele Santoro a Giovanni Minoli, Aldo Forbice, Piero Vigorelli e Fabrizio Del Noce. Candidature anche dal mondo del mondo degli utenti, da Massimiliano Dona, presidente dell’ Unione nazionale consumatori, a Carlo Rienzi, presidente del Codacons. In lizza anche Mauro Felicori, direttore della Reggia di Caserta, infine l’ ex deputata Nunzia De Girolamo e l’ ex vicepresidente della Vigilanza Giorgio Lainati, entrambi di Forza Italia. E proprio il partito di Silvio Berlusconi potrebbe essere il punto nodale di tutta la partita. Perché, sempre in base alla normativa del 2015, il presidente del Cda Rai dovrà vedere ratificata la sua elezione da parte della commissione di Vigilanza, nella quale la maggioranza di governo non sarebbe autosufficiente. I nomi che si fanno per la presidenza sono soprattutto quelli di Carlo Freccero, Ferruccio De Bortoli e Milena Gabanelli, ma alla fine decisivo potrebbe essere proprio il gradimento degli azzurri sul nome da indicare. Non meno importante la partita di direttore generale per la quale si fanno i nomi del manager Gianmarco Muzzi e del direttore generale di Google Fabio Vaccarono. A completare il puzzle anche il complicato meccanismo per la nomina del rappresentante dei dipendenti, che vede in lizza ben 15 candidati, fra cui Roberto Natale indicato dall’ Usigrai, Gianluca De Matteis da Cgil-Cisl-Uil-Ugl, e Riccardo Laganà di Rai-benecomune- IndigneRai. Dovrà esprimersi, per rendere valida la votazione, più della metà dei dipendenti. Insomma una partita complicatissima, specie in questo clima di sostanziale incomunicabilità politica fra maggioranza e opposizione, con il Pd che vede il rischio concreto di non toccare palla nelle nomine Rai, preferendo probabilmente puntare sulla presidenza del Copasir. Un ginepraio, peraltro, in cui la maggioranza di governo ha pochissima voglia di destreggiarsi, non condividendo lo spirito della normativa. «Io e Salvini ci siamo dati la parola che metteremo all’ interno della Rai persone al di sopra di ogni sospetto di appartenenza politica». ha detto ieri il vicepremier Luigi Di Maio. Un punto d’ onore, per M5s. «Il modo in cui la politica si comporterà sulla Rai sarà il primo vero banco di prova della legislatura», aveva detto qualche giorno fa il presidente della Camera Roberto Fico, nelle vesti di ex-presidente della Commissione di Vigilanza Rai. Suo questo appello su Facebook: «La politica ne resti fuori, dia finalmente un segnale forte di cambiamento. In caso contrario saremmo davanti a un vero e proprio fallimento». RIPRODUZIONE RISERVATA
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Tags: Carlo Rienzi, cda, Rai
