12 Giugno 2005

IL GIUDICE: GLI SMS NON SONO OBBLIGATORI

Roma. La battaglia per gli sms si è conclusa ieri mattina in un`aula del tribunale civile di Roma. Il Viminale, ha deciso il giudice, non ha alcun obbligo di inviare messaggi telefonici – peraltro onerosi e lesivi della privacy – per avvisare gli elettori sulle modalità di voto per il referendum; e il fatto che ci sia un precedente (le europee del 2004) non è elemento vincolante. Al ministero dell`Interno la notizia viene accolta con soddisfazione: “Il verdetto dà atto della correttezza con la quale sono state pubblicizzate le modalità di svolgimento della consultazione del 12-13 giugno, nel pieno rispetto della normativa che regolamenta l`uso dei mezzi di informazione“. È delusione, invece, nelle sedi del Codacons, del Comitato per il no, dell`Italia dei valori e della Lista dei consumatori, usciti sconfitti dal confronto giudiziario (dovranno anche pagare le spese processuali). “Evidentemente gli elettori sono cavie sulle quali il ministro può decidere di sperimentare gli sms violando la privacy quando gli conviene politicamente, come per le europee, mentre può rispettarne la riservatezza quando preferisce che la gente non vada a votare“, dice Carlo Rienzi del Codacons. Per i radicali, con Daniele Capezzone, “questa decisione sui messaggi telefonici è l`ennesimo atto di prepotenza contro i cittadini“. Ma il giudice civile (a presiedere la seconda sezione Eugenio Curatola) la pensa diversamente e non rileva alcuna lesione dei diritti fondamentali della Costituzione. “Non può essere ravvisata, a carico del ministero una condotta omissiva colpevole, giuridicamente rilevante e potenzialmente lesiva di diritti o di valori inerenti alla persona garantiti dalla Costituzione (…)“, scrive il magistrato. Che così motiva la decisione: “Nessuna norma prescrive un obbligo per l`amministrazione di provvedere alla comunicazione delle modalità di voto tramite sms. L`adozione della predetta misura, eccezionale ed invasiva (per l`oggettiva incidenza sul diritto alla privacy), oltre che particolarmente onerosa, costituisce una scelta discrezionale prettamente politico-amministrativa, non valutabile dall`autorità giudiziaria ordinaria. Né tale discrezionalità può essere esclusa dalla circostanza che, nell`ambito di una precedente consultazione elettorale, il ministero (in realtà nel 2004 gli sms furono inviati dalla presidenza del Consiglio, ndr.) abbia ritenuto di procedere alla trasmissione degli sms, essendo palese che la valutazione effettuata (a torto o a ragione) dall`amministrazione, per un singolo caso, non può costituire un precedente vincolante per la stessa amministrazione, né è indice di una condotta amministrativa da tenere in via generale“. Come dire: spetta solo al Viminale decidere se e quando spedire messaggi telefonici. E la risposta del ministero era nota già fin dai giorni scorsi: niente sms.

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