19 Maggio 2013

Il “giallo” dell’ acqua rimasto… irrisolto mette in moto l’ azione del Codacons

Il “giallo” dell’ acqua rimasto… irrisolto mette in moto l’ azione del Codacons

        

Un messaggio diretto, per arrivare al “cuore” del problema e della gente. Da paesano a paesano. Perchè “cu campai speranza disperatu mori”. Parola di Codacons che, ieri, è sceso nuovamente in piazza per sensibilizzare e per promuovere l’ azione di risarcimento davanti al Tar Lazio che l’ associazione sta portando avanti a livello nazionale e che in provincia ha coinvolto anche l’ Adhoc, con il suo rappresentante Paolo Fuduli, e il Forum delle associazioni con Antonio D’ Agostino. In sinergia, per raccogliere le adesioni e avviare il dibattito su un problema che continua a lasciare tante perplessità, anche se come ha spiegato illegale del Codacons Claudio Cricenti, «con la Prefettura abbiamo intrapreso un percorso proficuo, e la prossima settimana si riunirà la task force per chiarire alcuni aspetti sulle analisi». Chiarimenti che l’ associazione ha anche ricevuto dal Sian di Catanzaro «dove abbiamo constatato come siano aumentate le analisi effettuate (circa 110 parametri), di cui adesso si occupa l’ Asp di Cosenza». Insomma, risposte quelle chieste dal Codacons e dal Forum per avere certezze e chiudere una volta per tutte il capitolo “acqua”, «perchè a febbraio-ha aggiunto – nelle analisi avevamo riscontrato delle contraddizioni e su questo abbiamo trovato la volontà di trovare soluzioni anche a Catanzaro». Ma, ieri, la giornata era “speciale” per un altro motivo, come ha spiegato sia Cricenti che Arianna Pagani del Codacons nazionale, – presenti anche Rosy Iannone e Maria Giovanna Simiele – «perchè è un anno da quando c’ è stato il sequestro». Azioni, inchieste e ordinanze di divieto -come l’ ultima che riguarda Piscopio – che continuano ad incrociarsi «e per questo lanciamo questa azione per chiedere il risarcimento di 1.500 euro e la riduzione della tariffa idrica». Azione, hanno spiegato, rivolta ai cittadini delle province di Vibo, Catanzaro e Reggio che ricevono l’ acqua dall’ acquedotto dell’ Alaco (acqua ieri messa in vendita simbolicamente per raccogliere fondi per il piccolo Cristian Mazzeo). Il Codacons con questa azione collettiva – gratuita per gli iscritti al Codacons a cui altrimenti occorrerà iscriversi entro il 31 luglio – davanti al Tar Lazio, contro Ministeri della salute e dell’ ambiente, Regione e enti locali, chiederà, nello specifico, danni esistenziali, morali ed alla vita di relazione. Ergo, si marcia in nome di un diritto che si chiama salute. E garanzie chiede pure l’ associazione Compresigli ultimi che ha posto alcune domande al commissario dell’ Asp, Maria Pompea Bernardi, in merito alle «preoccupazioni – scrive il presidente Luciano Gagliardi – dei cittadini per la salute propria e dei propri bambini ed anziani nonchè dei propri animali». Giusto un’ anticipazione, perchè spiega i quesiti sono tanti e fra questi, se «può, in coscienza, dirci che l’ acqua degli acquedotti vibonesi è salubre e pulita, e che berla non costituisce alcun rischio perla salute, come prescritto dalla legge». Poi, si interroga su come viene potabilizzata l’ acqua dell’ Alaco, e sul personale che si occupa della certificazione, se non fosse meglio assegnare questo compito a qualcuno non coinvolto nell’ inchiesta “Acqua sporca”. Gagliardi, poi, chiede perché il sindaco, «pur essendo a capo della Protezione civile non fa parte della task force» e se i «composti aromatici alogenati derivati da benzene rilevati nelle analisi del 6 dicembre 2012 fanno bene o male alla salute». E poi: quanti e quali sono i comuni serviti dall’ Alaco, e se è possibile sapere quale sia la valutazione dell’ Istituto Superiore di Sanità sulla qualità delle acque. Domande, su cui Gagliardi fa il punto e che attendono risposte.i.
       

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