4 Giugno 2014

Il garante: «Illegittimo lo sciopero della Rai» Sindacati divisi

Il garante: «Illegittimo lo sciopero della Rai» Sindacati divisi

L’ Authority, con una mossa in cui molti leggono la volontà di togliere le castagne dal fuoco al tutt’ altro che omogeneo fronte dello sciopero, dichiara illegittima l’ astensione dal lavoro prevista per l’ 11 giugno dai dipendenti Rai. Nel giorno in cui il direttore generale Gubitosi getta acqua sul fuoco: «La quotazione di RaiWay è già operativa. Si parla di svendita senza sapere il prezzo, ed è la collocazione di una quota di minoranza». Ma i sindacati scelgono la linea dura e scrivono al garante «confermando lo sciopero di tutti i dipendenti del gruppo Rai, per l’ intera durata di ciascun turno di lavoro, su tutto il territorio nazionale». A guidare il fronte la Cgil di Susanna Camusso, la quale di fronte all’ irritazione del governo non aveva fatto retromarcia: «Siamo intenzionati a insistere: le vertenze si fanno così». Attaccando il premier Matteo Renzi: «È grave sostenere che lo sciopero è umiliante». L’ autorità di garanzia per gli scioperi nei servizi pubblici essenziali ha valutato la giornata dell’ 11 come «non conforme alla legge». Il motivo sarebbe il mancato rispetto della «regola, ben no ta alle organizzazioni sindacali, dell`intervallo di 10 giorni tra due scioperi che insistono sullo stesso settore, considerata, infatti, l`azione di sciopero del sindacato USB prevista per il prossimo 19 giugno e precedentemente comunicata». I sindacati, però ribattono a tono. A sostegno della linea dura scrivono nella lettera – inviata dalla Slc Cgil – che «non ci risulta che la sigla Usb abbia una consistenza rappresentativa tale da integrare, nella successione degli scioperi dei giorni 11 e 19 giugno, la violazione» cui fa riferimento il Garante nel dichiarare illegittimo lo sciopero. Adesso si vedrà. Il garante ha infatti invitato i sindacati ad adeguarsi per evitare sanzioni. E dall’ Usigrai, il sindacato dei giornalisti di Viale Mazzini, è arrivata un’ apertura: «L’ anticipo di due anni della concessione di servizio Codacons e Associazione Utenti Radiotelevisivi, dopo il parere espresso dall’ Autorità di garanzia per gli scioperi, avvisano i giornalisti e i dipendenti Rai: in caso di sciopero l’ 11 giugno, sarà inevitabile una denuncia nei loro confronti per interruzione di pubblico servizio. La Rai infattispiegano le due associazioni- è un servizio pubblico, e come tale non può essere interrotto per decisione dei suoi dipendenti, se non nel massimo rispetto di quanto previsto dalla normativa sugli scioperi. «I lavoratori Rai scioperano per mantenere i propri privilegi, e ciò è vergognoso e immorale se si considerano gli sforzi richiesti alla collettività in un momento di crisi economica», si legge nella nota diffusa ieri dal Codacons. pubblico, la riforma del canone per recuperare l’ evasione e la conferma di redazioni Rai in ogni regione. Sono novità importanti. Consulteremo i nostri organismi sindacali per le valutazioni sullo sciopero». Ieri, infatti, è arrivata anche un’ altra novità sul fronte parlamentare. Le commissioni Finanze e Bilancio del Senato hanno approvato l’ articolo 21 del decreto Irpef che conferma il taglio da 150 milioni di euro a carico della Rai, come peraltro confermato dal sottosegretario Giacomelli e dal viceministro Morando. Ma è stata approvata anche la misura che esclude la Rai dai tagli previsti a carico delle società partecipate dallo Stato. Si tratta di un emendamento al decreto che modifica l’ articolo 20, escludendo proprio la tv pubblica, come il governo aveva anticipato di voler fare. Approvato anche l’ emendamento del Pd, recepito dai relatori, che salva di fatto le sedi regionali della Rai. «Rimangono – spiega il Dem Margiottauna sede giornalistica e strutture produttive adeguate in ogni regione». È un altro segnale per depotenziare la protesta dei dipendenti di Viale Mazzini ancora in bilico. Infine, è prevista esplicitamente nel testo la cessione di quote di Rai Way e la dismissione di Rai World Intanto, a difendere lo sciopero di mercoledì prossimo restano soltanto Cgil e Uil. Mentre la Cisl si smarca facendo sapere che non firmerà il ricorso contro il garante e disertando anche la conferenza stampa sull’ argomento. Ha detto infatti il segretario generale della Uil Vittorio Angeletti: «Il premier si comporta come un pessimo amministratore delegato dell’ azienda pubblica Rai. È il peggiore amministratore. Avrebbe dovuto affrontare il problema della governance e fare un vero piano di rilancio e sviluppo, invece ha fatto il contrario». Secco Raffaele Bonanni, leader della Cisl, assente al teatro Delle Vittorie di Roma dove si è tenuta la conferenza stampa: «La decisione del garante fa riflettere. Vorrei evitare lo sciopero per non dare il fianco alla politica. Non possiamo fare un braccio di ferro». Segno chiaro che nella base del sindacato, come anche all’ interno dell’ Usigrai, c’ è maretta. «Chiediamo a governo e azienda di aprire una discussione trasparente sul piano industriale. Il governo non può tirarsi fuori dalla partita scaricando tutto sull’ azienda perché la politica c’ è dentro fino al collo». Mentre non cambia linea il presidente della Commissione vigilanza Rai, Roberto Fico (M5s): «Difendo lo sciopero della Rai nella parte in cui vuole difendere l’ infrastruttura pubblica Raiway». Specificando poi, di fronte alle critiche anche di elettori grillini: «La Rai va riformata». L’ esponente grillino elenca come: Va trasformata, deve cambiare il numero di testate giornalistiche perché sono troppe. Bisogna rivedere la governance, ridurre gli appalti esterni che oggi ammontano a 1,3-1,4 miliardi l’ anno, riorganizzare le sedi regionali e il personale interno».

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