Il furore ecologista manda l’ auto fuori strada
-
fonte:
- Libero
ADRIANO BASCAPÈ nMale la produzione industriale e la manifattura. Malissimo l’ auto, che lo scorso anno ha fatto registrare un calo del 13,9%, il più significativo dal 2012. A dicembre la sola produzione industriale di autoveicoli registra una flessione dell’ 8,6% rispetto al dicembre 2018 e del 6,1% sul novembre 2019. Ma l’ Istat certifica il crollo di tutta l’ industria tricolore. Nell’ aggiornamento pubblicato ieri sotto forma di Statistiche Flash, ci sono i numeri che descrivono per intero una frenata impressionante. Complessivamente la produzione industriale a dicembre è scesa del 2,7% rispetto al mese prima e addirittura del 4,3% rispetto a dicembre 2018. Pure la media annua è negativa, con un calo dell’ 1,3%. Il più ampio dal 2013. «Nel complesso del 2019 – osserva l’ istituto di statistica – la produzione industriale ha mostrato una diminuzione rispetto all’ anno precedente, la prima dal 2014». Una frenata che non ha risparmiato quasi nessun comparto e si spalma lungo tutto il periodo. «Tra i principali raggruppamenti di industrie», si legge nel documento appena pubblicato, «la flessione è stata più marcata per i beni intermedi, meno forte per i beni strumentali. Un lieve incremento ha caratterizzato, d’ altra parte, la produzione di beni di consumo e di energia. Considerando l’ evoluzione congiunturale dello scorso anno, si è registrato un aumento solo nel primo trimestre (al netto dei fattori stagionali), mentre nei successivi si sono avute continue flessioni, con un calo più marcato negli ultimi tre mesi dell’ anno». Il titolare dell’ Economia, Roberto Gualtieri, ha affidato la replica a una nota ministeriale in cui parla di incidenza dei ponti che hanno allungato le vacanze degli italiani, senza che la destagionalizzazione dell’ Istat abbia colto questo effetto. D’ altronde, sempre secondo il ministro, la produzione industriale avrebbe fatto registrare a gennaio un rimbalzo i cui effetti tuttavia rischiano di essere azzerati già a febbraio per colpa del coronavirus. Ma i segnali che arrivano dalle quattro ruote, un settore prociclico che anticipa la congiuntura, raccontano un’ altra storia. «Anche in Germania e Francia la produzione ha accusato un calo pesante», spiega il presidente del Centro Studi Promotor, Gian Primo Quagliano che prevede in futuro proprio «un impatto dal coronavirus che al momento non è possibile quantificare ma che sicuramente ci sarà, perché in Cina hanno chiuso alcune fabbriche. Volkswagen e Porsche, ad esempio, avranno un danno importante». A confermare la gelata sull’ auto è l’ annuncio arrivato ieri dalla Germania: la Daimler Mercedes è pronta a tagliare fino a 15mila posti di lavoro, 5mila in più rispetto alle valutazioni espresse a fine 2019. Ma se la locomotiva tedesca rischia di bloccarsi e poi fare macchina indietro, noi non stiamo certo meglio. Il furore ecologista del new green deal che sta penalizzando i motori a scoppio e dando il colpo di grazia ai diesel, promette di accentuare parecchio le ripercussioni negative al di qua delle Alpi. Fatta eccezione per pochi comparti produttivi come l’ elettronica e i computer (+5,3% la variazione tendenziale) e gli alimentari (+2,9%), il resto dell’ industria mette in mostra soltanto segni meno. Frenano i prodotti chimici (-4,9%) la fornitura di energia elettrica e gas (-5,3%), l’ industria del legno (-6,6). Cedono oltre il 7%, oltre alla fabbricazione di mezzi di trasporto, la metallurgia, gli articoli di gomma e le materie plastiche, la fabbricazione di macchinari. A dicembre la manifattura nel suo complesso ha perso il 4,2% sullo stesso mese 2018. Tutti dati, informa l’ Istat, corretti per gli effetti del calendario. In controtendenza, segnala invece la Coldiretti, l’ agricoltura con la produzione alimentare made in Italy che nel 2019 ha realizzato un balzo del 3%, miglior risultato tra tutti i comparti. «Il cibo – sottolinea la Coldiretti – è diventato la prima ricchezza del Paese con la filiera agroalimentare che raggiunge in Italia un valore di 538 miliardi di euro, il 25% del Pil ed offre lavoro a 3,8 milioni di occupati». Preoccupate le associazioni dei consumatori. Il Codacons parla di «ecatombe» e chiede l’ intervento del governo, mentre l’ Unione nazionale consumatori vede in arrivo una vera e propria recessione. «Peggio di così non poteva andare, commenta il presidente Massimiliano Dona. Prova a dare un tocco di ottimismo Paolo Mameli, economista di Intesa Sanpaolo, che pronostica un possibile rimbalzo della produzione già a gennaio ma prevede tempi lunghi per una vera e propria svolta. riproduzione riservata.
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- ECONOMIA & FINANZA
-
Tags: industria, Istat, produzione
