5 Maggio 2012

Il fronte innocentista: «Va capito» Bossi si schiera: monito a Roma

Il fronte innocentista: «Va capito» Bossi si schiera: monito a Roma

BERGAMO – Un grande lavoratore. Un uomo mite. Uno che doveva difendere il suo lavoro. Ma come la mettiamo con le due pistole, il fucile, i proiettili nello zaino? Il giorno dopo il sequestro e lo sparo in aria all’ Agenzia delle entrate, Luigi Martinelli è in carcere e divide le opinioni. Innocentisti contro colpevolisti, condanne che viaggiano parallele ad assoluzioni fra discorsi ufficiali, comunicati, interviste raccattate nei luoghi simbolo di questo dramma di provincia diventato specchio d’ Italia. Assedio di Romano di Lombardia, 24 ore dopo. C’ è chi dice che «una cosa del genere non esiste proprio» e chi invece parla di impresari «vessati», risalendo la scia dei cittadini che assiepati in via XXV Aprile giovedì sera giustificavano l’ uomo, ancora senza nome, appena finito in manette. «Se uno arriva a fare una cosa del genere, significa che è disperato. Lo capisco», mormorava Ines, 65 anni, richiamata dal caos dopo il lavoro in fabbrica. O Cristian, che si è presentato come «carpentiere disoccupato». «Forse – diceva – quello di chiudersi là dentro era l’ unico modo per farsi ascoltare». Il giorno dopo il sequestro circola la tesi che Martinelli abbia agito per mille euro di cartella esattoriale, poi il debito diventa 44 mila, poi scende ancora. Gli innocentisti non cambiano idea: la Lega Nord votata alla protesta fiscale offre l’ avvocato, poi lo fa anche il Codacons. «La gente del Nord si è rotta le palle: state attenti, canaglie. È un monito a Roma», ha commentato Umberto Bossi. Martinelli, secondo il Senatur, «ha fatto vedere che anche se gli uomini non hanno i soldi per pagare tasse ingiuste non vanno presi a calci». Roberto Calderoli parla di «una vicenda da condannare», sulla quale «il Governo, e la maggioranza che lo sostiene, non può chiudere gli occhi continuando così con comportamenti che portano a questo stato di pazzia». E ancora: «Abbiamo messo a disposizione di Martinelli la possibilità di essere difeso da un avvocato di fiducia». Solidarietà arriva anche da Federcontribuenti, con il vicepresidente nazionale Marco Paccagnella: «Speriamo – si augura – che i giudici non siano troppo pesanti». Nel capoluogo si tiene la «Giornata dell’ economia», dedicata ai dati congiunturali. Interviene il presidente della Camera di commercio di Bergamo, Paolo Malvestiti: «Non condivido il gesto di Luigi Martinelli, ma lo comprendo. Vorrei ampliare la riflessione ai casi degli imprenditori che si tolgono la vita e dico: difficilmente chi compie gesti così estremi è una persona disonesta. Queste cose succedono a chi ha una coscienza. I ladri di certo non si barricano dentro l’ Agenzia delle entrate…». A Calcio, paese in cui Martinelli vive, ieri era giorno di festa patronale. Il sindaco, Pietro Quartini, dice che «di mezzo c’ è stata la vita delle persone, quindi l’ atto non è giustificabile». Poi però si ammorbidisce: «Vorremmo capire meglio, la storia dei mille euro non può essere alla base di un comportamento così. Di certo ci sarà altro». Di personale? «O qualcosa di economico. Oggi chi ha creato un’ impresa con il sudore della fronte vede crollare tutto. Persone disperate, ma orgogliose. Spesso non fanno trapelare nulla. Pensando a Martinelli, dobbiamo tenerne conto». E le pistole? «È sempre stato un uomo mite». Da Romano il sindaco Michele Lamera è invece categorico: «Un gesto del genere non lo giustifico. Mai. Nemmeno ci fosse stato di mezzo un milione di euro. Tasse, fisco, crisi: è dura. Ma non si può rispondere così». E i sindacati bergamaschi del pubblico impiego in un comunicato congiunto scrivono: «Condanna netta di ogni forma di violenza». Il segretario generale Uil Bergamo Marco Cicerone aggiunge: «Non giustifichiamo questa azione. Ma evitiamo che chi ha problemi nelle aziende rimanga solo». Anna Gandolfi RIPRODUZIONE RISERVATA.

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