«Il fondo estero era pronto a investire 150 milioni»
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fonte:
- Il Resto del Carlino
«BANCA d’ Italia era stata tempestivamente avvertita dell’ interessamento di un fondo di investimento estero per acquisire una consistente partecipazione in Carife: in misura indicativamente prospettata nella metà della partecipazione acquisibile dal Fondo Interbancario. Questa operazione avrebbe contribuito a risolvere la situazione di difficoltà economica in cui versava la banca». Oggi a Roma i giudici del Tar del Lazio esaminano il ricorso della Fondazione (assieme agli altri presentati contro il decreto salvabanche, tra cui quello del Codacons); e nelle venti pagine della memoria acclusa all’ istanza dal legale Fabio Merusi, spuntano episodi in parte ancora ignoti della convulsa estate 2015. Da quando i soci in assemblea avevano votato l’ ingresso del Fondo Interbancario, al giorno dell’ azzeramento dei risparmi e dalla cancellazione, di fatto, della vecchia Carife. TRA I PASSAGGI più intriganti c’ è proprio la disponibilità di questo fondo d’ investimento inglese (Ares), che avrebbe potuto investire circa 150milioni di euro – visto che si trattava della metà di quanto già deliberato dal Fondo Interbancario -, non solo per la ricapitalizzazione della banca «ma anche per la cessione di crediti in sofferenza, operazione anch’ essa rilevante per la risoluzione della crisi economico di Carife». Di questa opportunità, si legge ancora nel dossier del legale della Fondazione, «erano informati gli amministratori straordinari di Carife e conseguentemente Banca d’ Italia, la quale poteva evidentemente verificare presso i suoi ‘organi indiretti’, appunto i commissari straordinari (Giovanni Capitanio e Antonio Blandini, oggi rispettivamente amministratore delegato di Nuova Carife e presidente della ‘bad bank’) la consistenza di quelle che Bankitalia ritiene ‘generiche informazioni’ che le erano state tempestivamente comunicate». IN PRATICA, sembra di capire che la sorte di Carife fosse segnata ben prima del 21 novembre 2016, giorno della drastica ‘risoluzione’. Ma non basta: «Il frettoloso accertamento di uno stato d’ insolvenza, improvvisamente messo in atto con la collaborazione dei commissari straordinari per giustificare il provvedimento di risoluzione, contrasta con quanto comunicato solo un mese prima alla Fondazione da uno dei commissari. E’ pertanto poco credibile – scrive Merusi – che la situazione economico finanziaria di Carife sia precipitata nel giro di poco più di un mese, se non con l’ artificioso spostamento di partite incagliate in partite a sofferenza». s. l.
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