28 Giugno 2019

Il fondo banche ora è legge «Indennizzi a febbraio 2020»

confermato lo schema di rimborso con il tetto di centomila euro. associazioni critiche
VENEZIA (f.n.) Ex popolari, il fondo di indennizzo per i risparmiatori ora è legge. Il sì al voto di fiducia (158 le indicazioni positive, 104 i no e 15 gli astenuti) posto dal governo Lega-Cinque Stelle ha chiuso ieri alle 13.30, al Senato, la conversione del decreto Crescita, che conteneva anche l’ ultima versione del Fondo indennizzo risparmiatori da 1,5 miliardi di euro in tre anni. Conversione in legge per il rotto della cuffia: l’ iter scadeva sabato. Il Fondo è ora legge. Pur se la strada per vedere davvero gli indennizzi è ancora lunga e non si vedranno, se tutto va bene, prima di febbraio 2020. Il quadro del provvedimento è confermato. Ruota intorno al principio dell’ indennizzo del 30% del valore di acquisto delle azioni (e le associazioni hanno già lanciato l’ allarme sui valori di rimborso per gli azionisti storici) con un tetto di restituzione fino a centomila euro. Le uniche novità nel passaggio in parlamento tra Camera e Senato riguardano la corsia preferenziale per rimborsare prima le domande con valori di restituzione fino a 50 mila euro. Pur se questo potrebbe creare, come segnalato da alcune associazioni di risparmiatori, ulteriori ritardi: sarà necessario attendere di aver definito tutte le domande accoglibili, prima di dare il via libera ai risarcimenti, iniziando poi da quelli fino a 50 mila euro, probabilmente sulla base della cronologia di presentazione delle domande. Il passaggio in parlamento poi ha escluso dal computo del patrimonio mobiliare la previdenza complementare e le polizze vita. Una correzione che allarga la platea dei risparmiatori che potranno accedere al fondo attraverso la procedura semplificata per chi ha un reddito imponibile fino a 35 mila euro o un patrimonio mobiliare fino a centomila (in questo caso nel computo vanno inclusi i depositi bancari). Limite, quest’ ultimo dei centomila, confermato nella legge: l’ idea di un innalzamento a 200 mila, se fosse arrivato il via libera dall’ Unione europea, non si è materializzato. Per gli altri varrà l’ analisi più stringente dei criteri che sarà effettuato dalla commissione di nove membri indipendenti che sarà nominata dl ministero dell’ Economia. E che dovrà verificare che le «violazioni massive» degli obblighi di correttezza delle banche nella vendita delle azioni siano stati concretamente violati nei casi singoli. Un quasi ritorno dell’ arbitrato che non è piaciuta a tutte le associazioni. L’ approvazione di ieri è un passaggio decisivo, perché conferma in via definitiva il fondo. Ma i tempi per i risarcimenti sono ancora lunghi. Sul piano pratico, dopo la pubblicazione del primo decreto attuativo, l’ 11 giugno, si attende ora il secondo, di nomina della commissione dei nove membri che dovrà valutare le domande di indennizzo. Poi se entro fine giugno Consap, la società statale che gestirà nella pratica i rimborsi, dovrà aprire il sito Internet con le informazioni, la piattaforma per rendere possibili le domande di indennizzo si potrà avere solo a fine luglio. E comunque sarà un terzo decreto a far scattare il termine della finestra temporale di sei mesi, entro cui sarà possibile presentare le domande. «I bonifici, se tutto va bene, non si vedranno prima di febbraio-marzo del prossimo anno», dice Franco Conte del Codacons, tra le associazioni piu critiche contro la formula finale del fondo: «Un governo incompetente ci ha consegnato l’ indennizzo del 30% in ritardo di due anni, eliminando una legge che stabiliva il principio del risarcimento al 100% con l’ arbitrato. Li denuncio per abuso di credulità popolare». Ma su posizioni critiche anche il Coordinamento don Torta, che ieri ha inscenato un sit-in di protesta a Montebelluna, davanti all’ ex sede legale di Veneto Banca. Di fronte ad un cartello giallo-verde, su cui era scritto «Governo ancora ladro», il presidente Andrea Arman si è detto deluso verso la politica che non ha mantenuto le promesse. A cui ha chiesto di muoversi verso commissari liquidatori e Intesa, sul rientro dei prestiti legati a «baciate» dirette e inverse.

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