12 Febbraio 2019

Il festivalone che non impara dai giovani…

Il giorno dopo il Festival di Sanremo bisognerebbe parlare solo di musica. In testa ognuno dovrebbe avere il proprio brano preferito divenuto ormai famigliare e difenderlo a spada tratta con amici, colleghi, partner. Ma questa volta non è andata così. Il risultato finale della rassegna condotta per la seconda volta da Claudio Baglioni che ha visto trionfare Mahmood su Ultimo (secondo) e Il Volo (terzi), una deliziosa rosa di giovani artisti tutti dotati anche se diversi tra loro, è stato seguito da una brutta polemica dovuta all’ enorme divario fra il televoto e il verdetto. Com’ è possibile che Ultimo scelto dal 46,5 per cento di pubblico a casa non abbia avuto la meglio su Mahmood e il suo 14,1 per cento e Il Volo con 39,4 per cento siano finiti terzi? Se la matematica può spiegarlo sottolineando che la sala stampa e la giuria con il loro 30 e 20 per cento hanno alla fine spostato la vittoria su Mahmood, non può farlo il buon senso. Il buon senso di chi forse in buona fede non è, o di chi ha immediatamente “strumentalizzato” questi artisti per ribaltare il tutto in termini politici. Si sono sentiti forti gli anti salviniani facendo di Alessandro Mahmood, italiano, anzi italianissimo, nato e cresciuto qui da mamma sarda e papà egiziano (laggiù ci sarà andato sì e notre volte) il simbolo dei migranti, degli extracomunitari cosa che lui non è mai stato e mai sarà, e di Ultimo (che per primo ha sbottato forse esagerando un po’, ma chi lo conosce sa quanto poco falso sia), invece, il portabandiera dei voleri del ministro degli Interni solo perché il brano era stato gradito da questi. E Il Volo? I tre cantanti chissà perché nel Paese che da un lato osanna le doti canore di Andrea Bocelli e del figlio chiaramente ancora acerbo, sono stati quasi all’ unanimità gettati al fondo dei gradimenti come zimbelli e non come quei rappresentanti all’ estero del meglio della nostra tradizione, appunto quella lirica. A pensarci, in questi ultimi anni, insieme a spaghetti, pizze, Ronaldo e mandolini, sono loro tre gli unici di cui l’ Italia all’ estero si possa davvero vantare a suon di sold out e apprezzamenti. Alla faccia dei festeggiamenti per i dieci anni di concerti in ogni dove! È vero, adesso il Codacons che ha denunciato lo scandaloso risultato all’ Antitrust, forse ce l’ avrà vinta sulla Rai. Ultimo, già tutto esaurito allo Stadio Olimpico continuerà la sua carriera, Mahmood proseguirà gli studi del suo rap e Il Volo sarà già con l’ aereo privato a esibire le proprie ugole d’ oro chissà dove, ma l’ amarezza per ciò che è accaduto durante questo festival (politico) di Sanremo non si cancella. Era e poteva essere ricordato come l’ anno dei giovani, di questi cinque diversi e bravi giovani che ci avrebbero insegnato ad amare la sfida e la vittoria. Ma l’ Italia non è stata ad ascoltarli.

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