16 Luglio 2019

Il dolore composto dei parenti “Speriamo facciano i conti almeno con la loro coscienza”

mauro zola biella È un dolore composto, ma tangibile quello che attraversava il gruppo che ieri mattina ha manifestato davanti a palazzo di giustizia. Sono i familiari dei defunti cremati nel tempio di Biella, che in occasione dell’ udienza per i patteggiamenti di otto degli undici imputati hanno voluto esprimere il proprio dissenso per l’ entità delle pene annunciate, che a loro sembrano troppo lievi. Nonostante la pioggia una sessantina di persone, quasi tutti biellesi, ha atteso per due ore un risultato che sembrava, come in effetti è stato, già scritto. Senza urlare, senza accusare, esprimendo il proprio dissenso con toni sommessi, senza striscioni o cartelli, soltanto foto, tante foto, portate strette al petto o stampate su una maglietta. Foto prevalentemente di anziani, di madri, padri, nonni, che raccontano storie che partono da un lutto e finiscono con un’ incertezza che pare ancora più intollerabile. Tutti paiono tormentati dal dubbio su che fine possano aver fatto le ceneri di persone che sono state molto amate in vita e di cui la storia degli abusi del crematorio ha sporcato il ricordo. «Cosa vogliamo? Che ai colpevoli vengano date pene più giuste – spiega Giustino Copelli di Salussola – e che la Procura entri più nel merito. Dentro ci sono i nostri avvocati (quelli del Codacons ndr) che stanno faticando a far emergere alcuni casi che sono stati omessi». La ricerca della verità che unisce persone diverse per storia e provenienza ha portato dolore, ma anche evidenziato punti di contatto inattesi. Come quello che lega Alessandra, di Candelo, che ha perso il nonno, ed Elena, di Biella, a cui nel 2018 è mancata la mamma. «Tutte e due secondo i registi della So.Cre.Bi. sono state cremate alla stessa ora – spiegano insieme – e anche nei verbali c’ è solo un minuto di differenza. Ci sembra ovvio che qualcosa non va e ci fa male non sapere chi o cosa c’ è nell’ urna che abbiamo a casa. Siamo comunque sicure che arriveremo alla verità, abbiamo piena fiducia nei nostri avvocati». Di dolore in dolore per qualcuno l’ angoscia raddoppia. Come nel caso di Paolo Galuppi, ex consigliere comunale e provinciale del Pd, a cui nell’ arco di tre mesi, nella primavera del 2017, sono mancati entrambi i genitori. Anche le sue sono parole amare da cui traspare una voglia di sapere. «Non ho voluto portare con me le foto, ma anch’ io voglio sapere. Così invece ci lasciano nel dubbio, che è la cosa peggiore». Nascosti dagli ombrelli si sono raccolti tutti in un angolo quelli che stringono tutti la stessa foto, quella di Umberto De Masi, di Curino, cremato a Biella nel maggio 2018. «Siamo una famiglia numerosa – spiegano le nipoti -, mio nonno ha avuto sei figli. Non siamo riusciti a venire tutti, ma è come se ci fosse l’ intera famiglia». Anche per loro i patteggiamenti non sono un giusto finale. «Se non se la vedranno con la giustizia dovranno farlo con la propria coscienza». – c BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

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