4 Ottobre 2006

Il divieto c?è ma non si vede. O meglio, non si sente




Il divieto c?è ma non si vede. O meglio, non si sente. Il volume degli spot è, in molti casi, più alto di quello delle trasmissioni, malgrado il ?rialzo? sia vietato dal regolamento su pubblicità e televendite, appositamente modificato dall?Authority a luglio. Questione di ritardi. Entro settembre, secondo quanto dichiarato dal ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, l?Authority avrebbe dovuto definire parametri tecnici e metodologie di rilevamento, oltre a un sistema di sanzioni, per individuare e multare le emittenti che trasmettono spot ad alto volume. «Il testo, però – informano all?Authority – è ancora in fase di istruttoria e la nuova scadenza per la sua adozione non è stata definita». A puntare l?attenzione sul fenomeno è stata un?indagine a campione dall?Iscom sulla programmazione mattutina (8.30-10.30) e di prima serata (20.30-22.30) di Rai Uno, Canale 5 e La7 a giugno. Secondo le rilevazioni, l?83% delle reclame sui tre canali avrebbe un volume più alto del programma che interrompe. Come a dire che l?orecchio si abitua a tutto, fino a non sentire più le urla come tali. Allora furono immediati sia l?allarme del ministro («bisogna fermare la pubblicità televisiva che alza la voce»), che l?intervento dell?Autorità (modificato d?urgenza il regolamento, vietando la variazione di volume, già prevista peraltro dal Testo unico per la Radiotelevisione) e, perfino, la reazione Rai, che dichiarò di aver predisposto gli strumenti tecnici «atti ad adeguare il livello audio degli spot».
Poi, però, tutto si è fermato. Tranne, gli illeciti. «Il volume degli spot seguita a essere più alto di quello dei programmi – dice l?avvocato Gianluca Di Ascenzo del Codacons – riceviamo continuamente segnalazioni e proteste dei consumatori per televisioni satellitari, nazionali e locali». Sembra proprio che senza multe, non esistano regole. O perlomeno, chi le rispetti.

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