20 Marzo 2009

“Il direttore della banca non era un usuraio”

«Il direttore della banca non era un usuraio» Funzionario di Garlasco rischia il processo. La difesa contesta l’esito della perizia

 TORTONA. Un fulmine a ciel sereno, che ha suscitato un vero vespaio nell’ambiente degli istituti di credito e che ha messo a rumore il mondo dei funzionari delle banche: la procura presso il tribunale di Tortona ha chiesto il rinvio a giudizio per usura un direttore di banca. Il funzionario in questione si chiama Antonio Invernizzi, ha 55 anni e abita a Garlasco. All’epoca dei fatti contestati, e cioè tra il 2003 e il 2006, era direttore della filiale di Tortona della Banca Antonveneta. Chi lo conosce descrive Antonio Invernizzi come «molto turbato» da questa vicenda: il funzionario preferisce non rilasciare dichiarazioni sulla vicenda e ieri pomeriggio aveva il telefono cellulare staccato. Per lui parla il suo avvocato, Roberto Tava. «Respingiamo con decisione ogni accusa – spiega il legale – Il mio assistito si è limitato ad applicare tassi e condizioni decisi dalla sua banca». Al centro di tutto c’è un’azienda del Tortonese (a quanto pare specializzata nella carpenteria metallica) che nel frattempo ha cessato l’attività: tra i motivi della chiusura ci sono anche le difficoltà bancarie. Oggi Antonio Invernizzi non lavora più nella filiale di Tortona della Banca Antonveneta ma in un altro sportello del gruppo. La vicenda che lo ha messo nei guai è relativa al periodo compreso tra il 30 giugno 2003 e il 31 marzo 2006: quando l’azienda ora chiusa si trova in ristrettezze economiche e deve avvalersi di finanziamenti bancari. La denuncia parte quando un commercialista, rifacendo i conti dell’azienda, scopre che il fido acceso presso la Banca Antonveneta costa troppo: in particolare viene superato il tasso usurario, che in quel periodo è fissato al 18,5%. Mettendo insieme le varie spese del finanziamento, il denaro preso in prestito dall’azienda costa più del 18,5% che in quegli anni configura l’usura.  Il titolare della fabbrica si rivolge quindi al Codacons, l’ente che raggruppa le associazioni di tutela dei consumatori.  Dopo avere preso visione degli incartamenti il Codacons presenta a sua volta una denuncia contro la banca presso la procura di Tortona.  A depositare l’atto è il legale del Codacons, l’avvocato Paolo Missineo. Il direttore di banca, come responsabile operativo dell’agenzia, viene indicato anche come responsabile dell’applicazione di quel tasso usurario. Scattano le indagini della procura, con il Pubblico ministero che incarica un perito di esaminare gli estratti conto e l’altra documentazione.  Alcuni mesi dopo il tecnico nominato dal tribunale deposita la propria perizia: dato che il documento conferma la tesi del Codacons, scatta l’informazione di garanzia a carico di Antonio Invernizzi, il direttore di banca. L’udienza preliminare è stata fissata per il prossimo 19 giugno, al tribunale di Tortona. Il merito della causa ruota tutto attorno a un concetto: cosa bisogna inserire nei conteggi? Se si inserisce anche la remunerazione delle spese bancarie, e cioè la «commissione di massimo scoperto», il totale del costo del denaro supera il 18,50% del tasso usurario. Se invece la commissione resta fuori dai conteggi, non c’è usura. A quanto pare, esiste una circolare della Banca d’Italia che vieta di inserire la commissione di massimo scoperto nei conteggi per stabilire il tasso effettivo.
 

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