27 Luglio 2021

Il diamante è per sempre… Ma non come investimento

Un diamante è per sempre, era lo spogan pubblicitario. Meglio regalarlo alla persona amata, però. Come investimento, bene-rifugio, sembrava vantaggioso invece è stato un flop per i sottoscrittori. Il 2014 e il 2015 sono stati anni di ribasso (-7% all’anno) e il capitale si è eroso. Per di più si è rivelato una bufala l’acquisto in quanto tale, proposto in alcuni istituti di credito e sottoscritto a una cifra doppia rispetto al reale valore di mercato. In tutta Italia si è stimato che siano rimasti fregati circa 130mila ‘affezionati’clienti siano rimasti fregati. Ma forse è una stima per difetto. A Firenze e provincia i casi devono essere di più rispetto alla cinquantina stimata ‘a caldo’. Dati precisi, però, non ce ne sono. Risparmiatori che ha convertito i fondi obbligazionari, messo sul piatto Tfr, buonuscita o altri risparmi nella ‘materia prima’ (la gemme naturali: i diamanti, appunto) o in brillanti, il ‘taglio’ più conosciuto. C’è chi ha puntato 10mila euro, chi dieci volte tanto. All in. E mal gliene incolse: persi non tanto gli interessi mai maturati, quanto piuttosto il capitale.

Una signora di Scandicci ha portato la sua testimonianza, sia pure indiretta. E’ riuscita a ‘rientrare’: la banca le ha reso 9600 euro sui 10mila investiti per fare un dono a una giovane che ha fatto e fa tanto per lei, trattenendo una provvigione, 400 euro.

Lei si era preoccupata alle notizie cruente, il crollo della valutazione del diamante. Fino alla notizia dell’inchiesta, a Milano, sui manager delle due società che vendevano i diamanti (Intermarket Diamond Business e Diamond Private Investment) e sulle 5 banche coinvolte. A lei, già in là con gli anni, la sua banca – una delle 5 – ha poi chiesto di produrre la diffida scritta alla società che ha proposto l’”investimento” così fluttuante anziché sicuro. Facile a dirsi, difficile a farsi: indicare indirizzo e riferimenti giusti della società. Poi ce l’ha fatta. Certo, dall’accordo in base al quale la signora ha rinunciato a qualsiasi altra azione legale, al rientro dei soldi sul conto corrente, sono trascorsi altri 8-9 mesi, fino all’autunno 2020. Ma ad altri è andata peggio, le banche avrebbero nicchiato su accordi transattivi. Sono fioccate denunce per truffa, ma grava la prescrizione, e cause civili dai tempi biblici. Molti si sono rivolti al Codacons Toscana e legali esperti in diritto finanziario e bancario. Nel 2017 l’Antitrust ha sanzionato per pratiche ingannevoli le 4 ibanche più coinvolte nell’affaire; il Tar Lazio ha confermato le sanzioni per oltre 12 milioni per aver piazzato beni con prezzo di vendita gonfiato rispetto al valore di mercato “mediante un’attività di promozione contenente dati alterati”.

giovanni spano

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