10 Ottobre 2019

Il deserto dei taxi Latitano a Termini e sostano a 300 metri

di Daniele Autieri Stazione Termini. Domenica pomeriggio. La città è deserta e almeno cento persone aspettano l’ arrivo di un taxi. Il parcheggio delle auto bianche ha settanta posti vuoti e alle spalle una fila che corre lungo la pensilina. La risposta a un disservizio pubblico diventato una delle vergogne della capitale d’ Italia arriva non troppo lontano da lì, dalla bocca di un concierge che lavora all’ ingresso di un hotel a pochi metri dalla stazione. «Ormai la voce si è sparsa – confessa – e tanti turisti vengono qui o negli altri hotel della zona chiedendoci di chiamare un taxi al telefono». I turisti allungano una mancia, gli addetti degli hotel chiamano e i taxi arrivano, comparendo dal nulla nel mezzo del deserto di Termini. La verità, difficile da raccontare, è che ancora una volta a Roma un servizio pubblico viene sottomesso a un interesse privato. « Per molti di noi – spiega un conducente di un taxi – non è economico fermarci a Termini. I turisti ci chiedono di portarli negli hotel del centro, troppo vicini alla stazione». Meglio starne alla larga quindi e magari fermarsi in piazza della Repubblica dove invece stranamente il parcheggio è pieno. I taxi ci sono – lo ammette anche Loreno Bittarelli, presidente di Radiotaxi 3570 – ma tanti preferiscono evitare la stazione. E questo nonostante regole e leggi. Dalla stazione è vietato chiamare il taxi personalmente, mentre le auto blu non possono sostare e sono quindi obbligate a tornare ai loro depositi prima di prendere una nuova chiamata. Un problema enorme, come conferma il Codacons che negli ultimi mesi ha raccolto 50 segnalazioni arrivate da utenti inferociti, e ha presentato 6 esposti in procura per interruzione di pubblico servizio. Esposti inviati anche alla sindaca, all’ Autorità di regolazione dei trasporti e al dipartimento mobilità e trasporti del Campidoglio. Nessun politico ha finora risposto. Il presupposto è che la categoria dei taxi rientra nel trasporto pubblico non di linea, e per questo è sottoposta agli obblighi di servizio pubblico, al fine di garantire continuità, universalità e copertura territoriale della città. Presupposti che non vengono rispettati e sui quali il Comune di Roma, nonostante le responsabilità dirette, non è mai intervenuto. Il 29 ottobre del 2007 l’ allora assessore alla Mobilità Mauro Calamente sollevò il caso dopo aver passato circa un’ ora in attesa per prendere un taxi a Termini. Nel settembre del 2015 l’ attrice Claudia Gerini affidò il suo sfogo ai social con un post di denuncia seguito poi a un messaggio di scuse. dopo aver ricevuto una valanga di critiche. Oggi come ieri, quel disservizio è ancora tale, con la scoperta però che un’ apparente inefficienza potrebbe in realtà essere il frutto di una scelta consapevole e di un calcolo preciso. Lo stesso calcolo che all’ aeroporto di Fiumicino porta la maggioranza dei conducenti a non accettare carte di credito. Il pos non funziona: è questa la scusa trasformata in mantra, secondo quanto denuncia ancora una volta il Codacons, che anche su questo tema ha condotto battaglie e presentato denunce. Nulla cambia però, anche da parte di chi – come il Campidoglio – dovrebbe garantire l’ efficienza del servizio. Anzi, accade il contrario. In una città come Roma le licenze sono appena 7.705 ( dati dell’ Agenzia per il controllo dei servizi pubblici), contro le oltre 12mila di Madrid, dove peraltro i viaggiatori possono utilizzare 12 linee metropolitane che funzionano alla perfezione, contro le due romane che invece camminano a singhiozzo. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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