22 Agosto 2009

Il depliant era attraente ma…

Il depliant era attraente e le foto – sul sito – promettevano giornate di vacanza da sogno. Un sogno che, rapidamente, si è trasformato in un incubo. Claudio e Teresa, una coppia di Roma, avevano scelto un albergo a Lerici: 4 stelle, servizi di prim’ordine. Ma, soprattutto, vista sul mare con discesa su spiaggia privata (attrezzatissima). Peccato scoprire, per poi raccontare a Dillo al Messaggero Estate, che la vista sul mare era ostruita da un muro di cemento da oscurare il sole e che la famosa spiaggia privata dava direttamente sul porticciolo marino pieno di barche e gommoni, garantendo così un bel tuffo nella nafta, altro che bagni da favola. La distanza che separa l’autopromozione alberghiera dalla realtà dei fatti può rendere amarissime le ferie. E molti italiani se ne sono accorti. Anche quest’estate. Si parte con la prospettiva di stanze pulite, buon cibo e cortesia. Si torna a casa con la sensazione di esser stati raggirati. Come Cosimo, in fuga con la famiglia da Sperlonga dopo appena sette ore di soggiorno in un albergo a "3 stelle". Il tempo di rendersi conto che pagare 110 euro al giorno per trascorrere le vacanze in un posto «senza aria condizionata, con la carta da parati degli anni ’70, coi cuscini duri come pietre e il bagno privo di miscelatori d’acqua» era davvero troppo. Soprattutto quando il sito internet dell’albergo favoleggiava di cose meravigliose, dimenticando però di aggiungere che era in atto una profonda ristrutturazione degli ambienti. Bastava saperlo prima. E Cosimo non ci avrebbe mai messo piede. Regola numero uno: mai fidarsi ciecamente di ciò che viene reclamizzato.  Lo dice il Codacons, secondo il quale il 19% delle denunce dei turisti imbestialisti in giro per l’Italia riguarda proprio lo stato e i servizi resi dagli alberghi: stanze inadatte, scarsa igiene, cibo scadente, assenza del portiere notturno. Regola numero due: nel caso, trasformarsi in detective.  Dice Carlo Rienzi, presidente Codacons: «Se l’albergo non è all’altezza, è utile scattare foto e arricchire così una bella denuncia per frode in commercio da notificare all’esercizio nel giro di 10 giorni con raccomandata di ritorno. Si può chiedere il rimborso e, nel caso, anche il risarcimento dei danni». E’ ciò cui stanno pensando alcuni clienti di un famoso albergo a "4 stelle" di Corvara, in Trentino, che denunciano: «E’ arredato come una bettola, ha una palestra fatiscente, non ha un solarium e si mangia male». Diffuse lamentele che Dillo al Messaggero Estate ha raccolto e girato a Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi: «In Italia ci sono 33 mila strutture, è chiaro che qualche caso isolato di cattivo servizio ci può essere e siamo i primi a denunciarlo, quando è il caso. Ma da tre anni consecutivi registriamo una crescita del turismo interno. E questo vuol dire che gli italiani apprezzano il nostro sistema. Soprattutto nella fascia di lusso, con i suoi circa 200 "5 stelle", il nostro Paese ha pochi rivali». Un’analisi non condivisa da Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori, che ribatte: «Peccato che il 95 per cento dei turisti non possa permettersi alberghi a 5 stelle, ma soprattutto che il meccanismo di assegnazione delle "stelle" non sia chiaro. Non ci si capisce nulla, ciascuna regione si regola a suo modo e il risultato è che non c’è uniformità. Un turista, per non avere sgradevoli sorprese, dovrebbe essere certo, prima di prenotare, che un "2 stelle" ha gli stessi standard di servizio, in Calabria come in Emilia Romagna. Inoltre – aggiunge Trefiletti – mancano i controlli e le sanzioni. Chi verifica, nel tempo, che un albergo abbia mantenuto il livello di servizio che gli avevano garantito un certo tipo di reputazione? E, nel caso, chi punisce le violazioni?». Una buona domanda, al momento senza risposta. Anche se, in parte, il Ministero del Turismo si è mosso con regole più severe sulle autocertificazioni alberghiere: un buon inizio.

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