Il decreto Brunetta riparte ma perde la “class action”
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fonte:
- Il Sole 24 Ore
ROMA «Una tattica da birichino che lo ha portato a un ottimo risultato. C’è stima amicizia e affetto da parte dei ministri con lui e con tutti». Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha chiuso così il «caso Brunetta». Niente dimissioni dunque e avanti con la «rivoluzione della pubblica amministrazione». Chesaràoperativadal1Úgennaio 2010, promette il ministro nella conferenza stampa seguita alle riunione del Consiglio di ieri (assente Giulio Tremonti, il «rivale » di questi giorni su alcuni contenuti del decreto). Dal testo varato una settimana fa escono i sei articoli sull’azione collettiva di tutela giudiziale contro le inefficienza della Pa (dal 31 al 36) e si apre la strada dell’esame in Parlamento, dove arriverà lunedì. Sessanta giorni nel corso dei quali matureranno i pareri della Conferenza unificata e del Cnel e a cui seguirà comunque un confronto («che chiedo al presidente sia al massimo livello » ha sottolineato Brunetta) con le organizzazioni sindacali. Per la class action verrà messo a punto un apposito decreto legislativo dopo aver acquisito i pareri del Consiglio di Stato e dell’Avvocatura «sui riflessi che la nuova azione avrà sul processo amministrativo e sulla difesa erariale». Anche perché, ha spiegato Berlusconi, «c’è l’esigenza di coordinare la disciplina della class action "amministrativa" con quella della class action generale, che il Senato sta esaminando e ridisegnando nell’ambito del disegno di legge sullo sviluppo». Per attuare la riforma che introduce i premi selettivi per i dipendenti più produttivi, l’Autorità di valutazione dell’efficienza e della trasparenza, che completa la riforma della dirigenza e allinea la contrattazione collettiva alle nuove regole valide nel settore privato, saranno varati complessivamente tre strumenti. Il decreto legislativo generale, che nella nuova versione si compone di cinque titoli e 67 articoli, il decreto legislativo per la class action che verrà presentato prima dell’estate e due decreti del presidente del Consiglio (Dpcm) per applicare le nuove regole alla Presidenza del Consiglio, alla scuola e alle accademie. Lo stralcio delle norme attuative della class action ha suscitato numerose reazioni critiche dell’opposizione e di organizzazioni dei consumatori come Cittadinanza attiva e Codacons. Per Linda Lanzillotta, responsabile per la Funzione pubblica del Pd, Brunetta «ha ceduto alle resistenze della burocrazia e alle pressioni lobbistiche dei concessionari dei servizi pubblici». La Lanzillotta ha anche accusato l’esecutivo della mancata attuazione dell’azione collettiva varata da Prodi con la Finanziaria 2008. «Si è continuato a rinviarne l’entrata in vigore, ora prevista al 30 luglio: ma, chissà, è legittimo ritenere che slitterà ancora.Inoltre il governo – ha aggiunto – ha stabilito che le norme non avranno carattere retroattivo: in questo modo, ha di fatto abbandonato al loro destino e lasciato privi di tutela i risparmiatori vittime dei peggiori scandali finanziari degli ultimi anni: da Cirio a Parmalat fino ad Alitalia». Pronta la replica del ministro: nessuno stop, nessuna retromarcia «Linda Lanzillotta e il suo partito non hanno nulla da insegnare al governo Berlusconi e alla sua maggioranza. Dal 1Úgennaio al più tardi, l’Italia avrà norme serie, applicabili e responsabili di azione collettiva tanto nel settore privato quanto nel settore pubblico». Tornando al decreto legislativo generale, c’è da registrare qualche modifica in materia di contrattazione collettiva. Come già nel provvedimento originale il decreto prevede che non più di un quarto dei dipendenti di ogni amministrazione possa beneficiare del trattamento accessorio nella misura massima, a seconda della performance individuale, e che non più della metà potrà goderne in misura ridotta al 50%, mentre ai lavoratori meno meritevoli non sarà corrisposto alcun incentivo. Tuttavia, questo principio potrà essere in parte derogabile dalla contrattazione collettiva. In sede di rinnovo, le parti potranno modificare «fino al 5% in più o in meno la percentuale della prima fascia, fermo restando che a quest’ultima verrà comunque attribuito il 50% delle risorse disponibili». «Non ci ho dormito una notte » aveva detto tre giorni fa il ministro parlando del fatto che a un quarto dei dipendenti non sarebbe andato alcun premio e promettendo una modifica per rendere più morbida la norma. Il ritocco è arrivato, a conferma della volontà di trovare un accordo «ampio e meditato» con tutti i sindacati.
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