1 Luglio 2004

Il dato delle «città campione» segnalava il 2,5%. Scettico il Codacons


Il dato delle «città campione» segnalava il 2,5%. Scettico il Codacons




ROMA – A giugno l?inflazione è stata dello 0,2% rispetto a maggio e del 2,4% rispetto a giugno del 2003. La stima è stata diffusa ieri dall?Istat. Qualche giorno fa le rilevazioni nelle città campione avevano fatto temere che il rialzo dell?indice del carovita potesse toccare il 2,5%. Si tratta in ogni caso di un aumento rispetto al 2,3% dei mesi scorsi. A spingere in alto i prezzi è stata l?impennata delle quotazioni del petrolio, che hanno determinato uno scatto in avanti del 3,9% delle tariffe dei trasporti, e il forte incremento (»25%) degli onorari degli avvocati, scattato appunto a giugno. I prezzi degli alimentari si sono invece attestati al 2,8% in progressiva discesa rispetto al picco del 4% toccato lo scorso gennaio. Rispetto a giugno del 2003 il maggior aumento ha riguardato comunque le bevande alcoliche e i tabacchi (»7,1%, che però non ha un peso rilevante nel paniere dei consumi, mentre l?unico calo dei prezzi c?è stato nel settore delle comunicazioni (-7,3%) soprattutto per chi ha acquistato apparecchi telefonici (-26%) e tecnologici. Mentre sindacati e associazioni imprenditoriali, per motivi diversi, sono preoccupate, il ministro per le Attività produttive, Antonio Marzano, getta acqua sul fuoco e ribadisce che la situazione italiana è «del tutto in linea con quella europea». Invece il Codacons, associazione dei consumatori, accusa l?Istat di correre in soccorso del governo perché l`inflazione di giugno sarebbe in realtà assai maggiore di quella stimata.
Per il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, «i prezzi aumentano ma il governo non ha alcuna idea per metterli sotto controllo: siamo alla deriva». Secondo la Cgil i rincari di giugno non sono che «l`inizio di una tendenza rialzista alla quale si dovrebbe porre rimedio con la defiscalizzazione del prezzo della benzina, il blocco delle tariffe e il controllo dei prezzi attraverso accordi con la grande distribuzione e una nuova politica dei redditi». Ma, sottolinea Raffaele Bonanni (Cisl), «sull`inflazione sono mesi che il governo fa orecchie da mercante, nonostante i ripetuti appelli del sindacato a intervenire».
La Confindustria è molto preoccupata per il rischio che si inneschi una rincorsa tra prezzi e salari che potrebbe frenare la ripresa. Tuttavia, secondo il centro studi dell?associazione imprenditoriale, il quadro non è del tutto negativo perché il dato di giugno segnala «un rialzo legato al caro petrolio, mentre le componenti di fondo dell`inflazione continuano il loro lento, graduale, processo di raffreddamento».

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