Il Dandelion è tornato al suo posto ma ha subito dei danneggiamenti
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fonte:
- La Sicilia
Ora (meglio tardi che mai) le autorizzazioni ci sono, ma il “caso” probabilmente non è destinato a chiudersi. Dopo tre mesi, il Comune ha ricevuto dalla Soprintendenza ai Beni culturali il via libera alla ricollocazione in piazza Don Minzoni, accanto la Cattedrale, la scultura bronzea “Dandelion”, donata alla città dall’artista russo Gregory Potosky, al centro di una curiosa diatriba. L’opera fu posizionata in largo Maria Alaimo nel lontano 2016 dall’amministrazione guidata dal sindaco dell’epoca, Calogero Firetto. Un’opera che andava a “coronare” un’area in cui erano state collocate fioriere e panchine. Essendo spesso presa di mira dai vandali, il sindaco Franco Miccichè decise di spostare l’opera in piazza don Minzoni. Nel cuore del centro storico. Qualche giorno dopo sui luoghi si recò l’ex consigliere comunale, presidente del movimento Mani Libere e presidente provinciale del Codacons Giuseppe Di Rosa, il quale evidenziò come la statua fosse sparita, scoprendo però che era stata spostata da tutt’altra parte. Nel settembre scorso, la Soprintendenza tuonò dicendo che le autorizzazioni non c’erano e che l’opera doveva essere tolta dalla nuova location. Detto, fatto. Via la scultura, con un retrogusto di polemiche, anche politiche con tanto di intervento dei consiglieri comunali di opposizione, guidati dall’ex sindaco Firetto. Il sindaco Miccichè evidenziò co-me due mani staccate dalla statua e “custodite” da un cittadino , dopo 5 anni vennero “restituirle alla città”. Mani che sono state riattaccate in maniera decisamente discutibile, con aste posticce in metallo che nulla hanno a che vedere con l’opera d’arte, più corte delle originali e avvitate al corpo della stessa opera (trapanata) come fossero comuni lampadine. Secondo alcuni attenti osservatori, pare che tra l’altro manchi un’altra mano, tra quelle originariamente componenti dell’opera. Un intervento che di artistico ha davvero pochissimo e che certamente non farà felice l’artista russo. Potosky mai avrebbe immaginato che quella donazione alla città potesse essere al centro di una vicenda così “curiosa”. FRANCESCO DI MAR
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