30 Novembre 2015

Il cuore del salvataggio nella sede di Nbm

Il cuore del salvataggio nella sede di Nbm
a roma il quartier generale del presidente delle quattro good bank nicastro. oggi incontro operativo con l’ ad goffi

MARIA CRISTINA BENEDETTI Ancona Il cuore dell’ operazione pulserà nella centralissima via Romagna 17, la storica sede romana di Banca Marche. Là, a partire da oggi, si decideranno i destini delle “nuove” Bm, Banca Etruria, Carife e Carichieti: Roberto Nicastro, presidente delle quattro good bank nate per decreto, incontrerà l’ amministratore delegato Luciano Goffi, il volto di Fontedamo. Scattano le prime mosse dopo una settimana di fuoco, col fronte marchigiano di piccoli azionisti, obbligazionisti subordinati e Fondazioni che lascia sul terreno della ripartenza circa un miliardo e mezzo di euro. Lacrime e sangue generate dal decreto salvataggio che confluirà nella Legge di stabilità: un corollario che potrebbe rendere impossibile un’ eventuale modifica del provvedimento, invocata da più parti. Tra Roma e Jesi la distanza è abissale: per il controcanto si dovrà attendere giovedì prossimo. Nella trincea dell’ Hotel Federico II, alle 17, azionisti e obbligazionisti subordinati si compatteranno in un unico fronte. Per dire no a questo “bagno di sangue”. La settimana di fuoco Passaggi concitati, conseguenze ai confini del caos. Ed ecco che due anni di blindato commissariamento – per un buco di bilancio da circa un miliardo – si sciolgono in un quarto d’ ora di Consiglio di ministri. Il salvataggio di Banca Marche arriva per decreto legge una domenica di novembre: il 22, appena otto giorni fa. Un via libera da condividere con Banca Etruria, Carife e Carichieti. Per tutte e quattro è un solo destino: potranno continuare a operare grazie a 3,6 miliardi interamente a carico del sistema bancario, verranno liberate dai crediti in sofferenza, aggiungeranno il prefisso “nuovo” al proprio nome e verranno traghettate verso la cessione nel minor tempo possibile. La postilla: si consente di dare continuità all’ attività creditizia – e ai rapporti di lavoro – e soprattutto si esclude “il ricorso al bail- in, ovvero al salvataggio delle banche in difficoltà coi fondi dei correntisti sopra i 100.000 euro”. L’ operazione, oggetto di un lungo braccio di ferro con la Ue che ha sempre visto il ricorso al Fondo Interbancario come un aiuto di Stato, questa volta incassa l’ ok. Segue il perché: i costi dell’ operazione ricadono sul sistema bancario, che potrà tuttavia rifarsi tramite il recupero crediti, la cessione delle banche salvate o di parte di asset. I crediti in sofferenza di tutte le quattro banche verranno trasferiti a un’ unica bad bank. E mentre Piazza Affari saluta quei salvataggi con un’ accoglienza decisamente favorevole, nasce Nuova Banca Marche. “Da questa mattina dispone di un capitale fresco di 1.041 milioni di euro, l’ indicatore Core Tier 1 sta al 9% e siamo dotati a questo punto di ingente nuova liquidità”, è scritto a chiare lettere in una nota dell’ istituto di credito. Il controcanto Otto giorni che sembrano mille. Il decreto salvataggio presenta il conto alle Marche. Subito. Nbm ha assorbito le perdite accumulate nel tempo dalla “vecchia” banca chiedendo in prima battuta sacrifici agli azionisti e ai possessori di obbligazioni subordinate. Si stima una perdita di oltre 500 milioni di euro solo per le tre Fondazioni ex proprietarie: Macerata, Pesaro e Jesi. “È stato evitato il fallimento ma il prezzo è troppo alto per i circa 43 mila piccoli azionisti che inconsapevolmente si sono visti azzerare azioni e per i possessori di obbligazioni subordinate che fino alla fine hanno riposto le loro speranze in un’ azione di salvataggio che tutelasse i propri risparmi”. L’ Adiconsum Marche rifà le somme: “Un risparmio che, insieme a quello delle Fondazioni, si aggira sul miliardo e mezzo di euro”. Una situazione “complessivamente opaca” secondo l’ associazione dei consumatori che intende continuare “il percorso giudiziario” ma che sta anche valutando “la possibilità di trovare meccanismi per la conversione delle azioni e delle obbligazioni subordinate”. Rincarano la dose Adusbef e Federconsumatori: “Il decreto approvato dal Governo, un bail-in mascherato e anticipato, è un bagno di sangue per oltre 100.000 azionisti e obbligazionisti frodati, ai quali sono state appioppate obbligazioni subordinate, in massima parte senza le previste e doverose informazioni sulla rischiosità dell’ investimento”. Il Codacons lancia un’ azione risarcitoria in favore dei risparmiatori – “che da un giorno all’ altro hanno perso il denaro di una vita” – le Fondazioni, e non solo, si preparano a combattere e il Comune di Jesi si costituisce parte civile. Giovedì prossimo, alle 17, all’ Hotel Federico II di Jesi, l’ amarezza sarà un fronte unico. La difesa a oltranza Luciano Goffi, amministratore delegato di Nuova Banca Marche, sceglie lo scudo dell’ assemblea dell’ Ordine dei commercialisti della provincia di Ancona per la prima uscita ufficiale dopo lo sconquasso. “Con l’ operazione di risoluzione conclusa lo scorso fine settimana – è il suo proclama – non abbiamo salvato la banca, ma abbiamo salvato il risparmio. Il bail-in sarebbe stato molto peggio, e penso a quei 12,5 miliardi di euro di raccolta che sarebbero rimasti coinvolti”. Il giorno seguente tocca a Roberto Nicastro, il presidente delle quattro good bank: “Considerati i paletti dell’ Unione europea non c’ era una soluzione migliore di quella trovata, perché permette di garantire risparmi e imprese”. La politica Si alzano gli steccati politici. “Il provvedimento messo in campo dal Governo per il salvataggio di Banca Marche permetterà alla banca di poter ripartire con fiducia e rilanciare l’ istituto di credito senza utilizzo di fondi pubblici e dunque dei contribuenti”. Il presidente della Regione Luca Ceriscioli esordisce così. E Andrea Cecconi, deputato M5S, contrattacca: “Non capisco con che coraggio il governatore si possa rallegrare. La verità è che ancora una volta i cittadini hanno pagato per gli errori, la superficialità e la dissolutezza di una classe dirigente corrotta e incapace”. Per il consigliere di Ap Mirco Carloni “il Pd festeggia mentre i marchigiani perdono un miliardo”. E da Fi e Fdi è un “no” senza appello. L’ onorevole Pd Piergiorgio Carrescia tenta di ricompattare il fronte: “Serve un’ unità di intenti di tutte le forze politiche e sociali affinché nella conversione in legge del decreto salva banche siano introdotte modifiche che permettano ai tantissimi piccoli azionisti di rientrare per quanto possibile delle perdite subite”. Bandiere e veleni. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
maria cristina benedetti
 
 

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