Il cratere del PalaCinema Danno erariale “prescritto”
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fonte:
- La Nuova Venezia
«Rispettiamo la sentenza, ma siamo convinti che il diritto al risarcimento del danno erariale non sia prescritto, nel caso della vicenda del “buco” del Palazzo del Cinema del Lido, il vice procuratore Di Maio è già al lavoro per proporre appello». Commenta così, il procuratore della Corte dei Conti Paolo Evangelista, la sentenza con la quale la Corte dei Conti ha spazzato via anni di indagini contabili sulla controversa vicenda del mai nato mega palazzo del Cinema e sul “buco” che per anni ha sventrato il Lido a causa di una discarica d’amianto, scoperta quando si iniziarono a scavare le fondamenta.E che paralizzò il tutto, facendo levitare prima i tempi, poi i costi e finendo per mandare tutto in archivio. Per i giudici contabili (presidente Carlo Greco) il tempo è scaduto e, accogliendo l’eccezione preliminare presentata dalle difese – senza entrare nel merito delle contestazioni – hanno dichiarato prescritto il caso. Non essendo stato contestato il dolo, ma la colpa grave – sostiene la Corte – i 5 anni a disposizione della giustizia per indagare sono scattati nel 2011, quando vennero messi in pagamento le bonifiche. L’indagine della Procura e del Nucleo Tributario della Guardia di Finanza era state complesse, nate da un esposto del Codacons:con tredici “indagati” iniziali, tra commissari e sub commissari, rup, membri della commissione tecnicae un danno erariale di 12 milioni, dopo la fase degli inviti a dedurre e le memorie delle difese, il cerino in mano era, infine, rimasto a due ingegneri pubblici. Il vice procuratore generale Giancarlo Di Maio aveva, infatti, citato a giudizio l’ex responsabile unico del procedimento Fabio De Santis e l’ex coordinatore della struttura di missione, Raniero Fabrizi, contestando loro un danno di 4,190 milioni di euro, al 70% in carico all’ingegnere ex-Rup e per il 30% al coordinatore. Loro – sosteneva l’accusa – «la responsabilità per essere stata posta alla base dei lavori intrapresi una progettazione esecutiva viziata e lacunosa», perché a loro «competevano compiti di verifica e controllo dell’adeguatezza e completezza degli elaborati progettuali». In sostanza, la Procura contestava la mancata previsione di indagini archeologiche preliminari sul sito che avrebbero permesso di scoprire la discarica di amianto nascosta nella terra davanti al casinò del Lido, che – tra bonifiche e contenziosi giudiziari con l’impresa – paralizzò il cantiere e fece levitare le spese, fino alla decisione di rinunciare all’opera che avrebbe dovuto inaugurarsi in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Per il vice procuratore Di Maio, il danno per l’erario è maturato proprio nel momento in cui si è deciso di rinunciare al progetto, rendendo inutili una parte degli oltre trenta milioni spesi. Per la Corte ben prima, al momento delle spese: nel 2011. Le difese, nel merito, hanno contestato il nesso causale tra la mancata caratterizzazione archeologica e la decisione finale di rinunciare a realizzare il nuovo Palazzo del cinema, sostenendo da subito che le accuse fossero comunque ormai prescritte. In una memoria, De Santis si era difeso sostenendo di aver recepito le proposte degli enti. Fabrizi di essere stato «l’ultimo formale segmento amministrativo di un iter» affidato a soggetti diversi. Ora la decisione della Corte, che ha accolto l’eccezione pregiudiziale delle difese, senza entrare nel merito del fatto che vi sia stato danno o meno: non essendo stato contestato il dolo, ma la colpa grave, la Corte ritiene che i 5 anni a disposizione della Procura per indagare siano partiti dal 2011, anno in cui le spese iniziarono a lievitare: «Escluso quindi il doloso occultamento, la prescrizione del diritto al risarcimento del danno decorre dal momento in cui si è verificato il fatto dannoso(…) conoscibilità obiettiva di esso» ROBERTA DE ROSSI
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