Il crack Parmalat la «truffa del secolo»
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fonte:
- Il Gazzettino
Il crack Parmalat la «truffa del secolo», intorno all`ex patron «uno scudo stellare» di protezioni. Non gira intorno alle forma delle parole ma va dritto alla loro sostanza il pm di Milano Francesco Greco, che ieri, nel corso dell`udienza preliminare relativa ai procedimenti Parmalat per i reati di aggiotaggio, false comunicazioni sociali e ostacolo all`attività della Consob, ha definito le protezione di cui ha goduto il colosso di Collecchio «uno scudo stellare».
«Una truffa di questo tipo – ha detto Greco nell`intervento introduttivo – non poteva essere fatta solo da Tanzi, da Tonna e da un paio di contabili, ma doveva essere garantita da tutti gli organi sociali, dagli organi di controllo e, come ha affermato lo stesso Tanzi, doveva avere una copertura esterna, vuoi nel mondo bancario, vuoi nel mondo politico». E in questa «truffa del secolo» il pm Eugenio Fusco, intervenuto subito dopo la lettura da parte del gup Cesare Tacconi della lunga ordinanza con la quale ha deciso le parti civili (no a Bank of America e Itaudit,sì invece per i risparmiatori e i “cartelli“ rappresentati da Adusbef, Codacons e altri) ha sottolineato come la procura di Milano si sia distinta per la rapidità di indagine, arrivando in aula proprio «mentre negli Stati Uniti – ha rilevato – aprono i battenti i processi per i grandi scandali finanziari come Enron». Le accuse nei confronti degli ex amministratori, dei revisori e della Bank of America, ha sottolineato Greco, si basano su «fatti incontrovertibili», «tutti provati» e, a sostegno di tale affermazione, ha portato come prova le carte sequestrate ai revisori di Bonlat, la cassaforte nelle Isole Cayman, le relazioni del commissario straordinario Enrico Bondi, quelle del consulente tecnico Stefania Chiaruttini e della Pricewaterhouse oltre alle confessioni di imputati chiave.
Per i pm di Milano ci sono state omissioni in tutta la filiera di controllo, e gli esempi citati dimostrano che «nessuno ha fatto il proprio dovere». Si va dal «comitato esecutivo che si è riunito solo due volte da quando è stato istituito» al «collegio sindacale, sollecitato dal fondo Hermes Focus A.M., allora azionista di Collecchio, che avrebbe omesso di riferire i rapporti tra Parmalat e le società turistiche della famiglia Tanzi». In realtà, «lo sapevano tutti che il turismo era una parte correlata». Per i magistrati, anche da parte dei sindaci ci furono scarsi controlli per quanto riguarda la consistenza della liquidità e il riacquisto, poi rivelatosi fittizio, dei bond. Greco, soffermandosi sui rapporti tra Parmalat e il sistema creditizio, ha sottolineato come alcuni ex consiglieri di Collecchio non erano «scaldasedie», ma sedevano nel consiglio d`amministrazione di importanti banche, come Luciano Silingardi ed Enrico Barachini, mentre altri erano importanti professionisti, vedi Paolo Sciumé. «Alcuni di questi consiglieri – ha aggiunto – avevano la centrale rischi di Bankitalia sulla loro scrivania». Non solo, il pubblico ministero ha fatto anche riferimento al sistema di false fatturazioni, citando Ifitalia e Citibank. «Parmalat si finanziava con un miliardo di Riba false ogni anno – ha spiegato Greco – un ricorso abusivo al credito voluto anche dalle banche». I pm milanesi stanno indagando anche sull`aumento di capitale da 300 milioni di dollari di Parmalat Administrao do Brasil curato nel 1998 da Bank of America,
La procura di Parma ha nel frattempo iscritto sul registro degli indagati l`ex patron di Tecnosistemi Mario Mutti, l`ex presidente di Finanziaria Centronord, Giuseppe Gennari e il banchiere Gianmario Roveraro: tutti citati da Calisto Tanzi nel penultimo interrogatorio avvenuto il 15 gennaio scorso.
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