24 Settembre 2019

Il crac del turismo

IL CASO La giornata più nera del turismo mondiale. Il fallimento della compagnia inglese Thomas Cook, la più antica agenzia di viaggi del globo con 178 anni di avventure sulle spalle, sta bloccando in ferie forzate circa 600 mila turisti. Un esercito di vacanzieri che dopo l’ insuccesso dell’ ultimo tentativo di salvataggio da parte del governo britannico e il conseguente stop immediato di tutte le attività, è rimasto appiedato in Sicilia, nei Caraibi, alle Baleari, in Turchia, su diverse isole della Grecia, in Tunisia e alle Canarie. Un incubo a cui l’ esecutivo di Boris Johnson sta provando a porre rimedio dando il via a un affannato ponte aereo d’ emergenza che si configura come un’ impresa colossale. L’ Operation Matterhorn infatti, è la manovra di rimpatrio più imponente mai vista in tempo di pace: in 2 settimane (si concluderà il 6 ottobre) sono 150 mila i cittadini britannici da riportare a casa. Ancora non è noto cosa accadrà ai restanti 450 mila turisti – tedeschi e francesi soprattutto, ma anche belgi e olandesi – che avevano prenotato uno dei pacchetti vacanze a basso costo della Thomas Cook oppure uno dei voli lungo le tratte aeree garantite dalla compagnia. Con ogni probabilità dovranno pagarsi i giorni di soggiorno e il volo di rientro (anche se già saldati all’ agenzia) oppure saranno aiutati dal proprio Paese, per poi rivalersi sull’ azienda. LE ACCUSE Per il momento non è noto se tra gli sventurati ci siano italiani. Ciò che è certo è che «l’ Unità di crisi della Farnesina monitora attentamente la situazione insieme al Consolato d’ Italia a Londra», come fa sapere con un tweet la struttura del ministero degli Affari Esteri. Così, mentre si rincorrono le rivendicazioni di sindacati, diversi economisti accusano il Governo di BoJo di essere stato poco responsabile e altri se la prendono con la Brexit o con l’ ascesa del turismo low-cost, sono centinaia le storie di turisti rimasti a terra. In Sicilia, nell’ hotel Sentido Acacia a Marina di Ragusa, in 200 stanno «aspettando istruzioni» dopo aver «appreso la notizia dai media» come spiega un membro dello staff. È andata peggio ad altri 200 vacanzieri che ad Hammamet, in Tunisia, sono stati bloccati all’ interno di un albergo dopo che i gestori, cercando di convincere i presenti a pagare anche se avevano già saldato il conto all’ agenzia di viaggi, hanno serrato le porte. Destino simile sarebbe toccato a diversi gruppi tra i quattromila turisti inglesi presenti nel Paese nord-africano. Altri 30 mila sono invece costretti sugli arcipelaghi spagnoli delle Canarie e delle Baleari, 50 mila in Grecia (per cui sono però già partiti i primi voli di rimpatrio) e circa 45 mila risultano alloggiare negli alberghi di Turchia e Cipro. I LAVORATORI Non ci sono solo i turisti però. Tra le vittime del crack anche i dipendenti dell’ azienda e gli albergatori. Nel primo caso sono ben 22 mila persone, novemila delle quali solo in Gran Bretagna, che da un giorno all’ altro si trovano senza occupazione. A loro, al termine dell’ ultimo volo dellaThomasCook partito da Orlando negli Stati Uniti e atterrato a Manchester, i passeggeri hanno dedicato un lungo applauso e, tra la commozione dell’ equipaggio, hanno organizzato una colletta per superare il momento di difficoltà. I timori però riguardano anche chi offre i servizi ricettivi su cui l’ agenzia faceva affidamento e che ora rischia di non vedere mai ripagato il proprio lavoro. Un cortocircuito di storni e pagamenti che potrebbe mettere in ginocchio l’ intero settore turistico. L’ INDOTTO Una situazione che ha fatto scattare l’ allarme anche nella nostra Penisola. Per questo sono subito scese in campo Federalberghi, il Codacons e Confesercenti che, con Vincenzo Schiavo, presidente della sezione campana dell’ associazione di categoria, ha definito il fallimento «la spallata più forte che il mondo del turismo abbia ricevuto negli ultimi dieci anni». Secondo Schiavo «in Italia sono migliaia le imprese coinvolte che perderanno centinaia di migliaia di euro». Schiavo ha anche spiegato come la direttiva europea tuteli i viaggiatori mentre «gli operatori si trovano da soli ad affrontare questo disastro. Per questo chiediamo al governo di intervenire con urgenza, in Europa e in Inghilterra, per tutelare le imprese italiane». Un’ invocazione a cui l’ esecutivo italiano ha risposto con una nota di Lorenza Bonaccorsi, sottosegretario del Mibac con delega al Turismo. La Bonaccorsi ha fatto sapere come siano già al lavoro non solo per «verificare se ci sono nostri connazionali bloccati all’ estero e nel caso dare loro assistenza» ma anche per valutare «gli effetti e i danni per le imprese e i lavoratori del settore turistico italiano». Francesco Malfetano © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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